Il caso Abderrahim Fakir divide Sardone e Morani a La7: al centro le manifestazioni, il ruolo della polizia e l’attesa delle indagini.
La morte di Abderrahim Fakir, il cittadino marocchino di 43 anni deceduto domenica 19 luglio durante un intervento della Polizia di Stato nel quartiere Pilastro di Bologna, ha provocato un duro scontro a L’Aria che tira. Nel programma di La7, condotto da David Parenzo, l’eurodeputata della Lega Silvia Sardone ha criticato le manifestazioni organizzate prima dell’esito delle indagini, mentre Alessia Morani, già deputata del Partito democratico, ha difeso la richiesta di verità e giustizia avanzata dal sindaco Matteo Lepore.
Il confronto si è concentrato soprattutto sul significato delle iniziative pubbliche promosse dopo la morte dell’uomo. Per Sardone, scendere in piazza in questa fase rischia di trasformarsi in una presa di posizione preventiva contro gli agenti intervenuti, quando la magistratura non ha ancora stabilito la causa del decesso né accertato eventuali responsabilità.
Morani ha respinto questa interpretazione, sostenendo che la posizione del sindaco non costituisce un’accusa nei confronti delle forze dell’ordine. Da qui è nato un botta e risposta nel quale le due esponenti politiche hanno espresso letture opposte della stessa mobilitazione.
Abderrahim Fakir, Sardone: “Fare manifestazioni mi sembra ingrato”
La vicesegretaria della Lega ha contestato la scelta di organizzare iniziative pubbliche senza aspettare gli accertamenti giudiziari e medico-legali. Secondo Sardone, una parte della sinistra avrebbe già assunto una posizione critica verso la polizia, nonostante la dinamica sia ancora oggetto di verifica.
“Qualora ci fosse una colpa da parte delle forze dell’ordine sono sicura che i primi a prendere le distanze saranno le associazioni sindacali dei poliziotti o in generale chi rappresenta la polizia perché naturalmente macchia tutta la categoria. Fare manifestazioni mi sembra ingrato”, ha dichiarato l’eurodeputata.
Il ragionamento della leghista parte dalla necessità di distinguere la richiesta di chiarimenti da un giudizio anticipato sull’operato degli agenti. Se dagli accertamenti dovessero emergere comportamenti impropri, ha spiegato, anche chi rappresenta la polizia avrebbe interesse a prendere le distanze, perché un’eventuale responsabilità individuale non dovrebbe ricadere sull’intera categoria.
Le indagini dovranno ricostruire tutte le fasi dell’intervento avvenuto in via Svevo, dove Fakir è stato immobilizzato dagli agenti dopo le segnalazioni dei residenti. I filmati disponibili, le testimonianze, gli esami medico-legali e gli altri elementi acquisiti dagli inquirenti saranno determinanti per stabilire che cosa abbia provocato la morte del 43enne.
Morani difende Lepore: “Ha chiesto verità e giustizia”
La ricostruzione politica proposta da Sardone è stata contestata da Alessia Morani, che ha richiamato le parole pronunciate dal sindaco di Bologna Matteo Lepore.
“Veramente Lepore ha semplicemente fatto una dichiarazione dove ha chiamato a raccolta la città per avere verità e giustizia. Se questo è scandaloso… Però mi pare di vedere che da Rogoredo in avanti, la Sardone non ha imparato niente”, ha replicato l’ex parlamentare del Pd.
Per Morani, chiedere verità e giustizia non significa attribuire automaticamente una responsabilità agli agenti. La richiesta avanzata dal sindaco riguarderebbe piuttosto la necessità di chiarire rapidamente e in modo trasparente quanto accaduto durante l’operazione.
Lepore, insieme al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, aveva chiesto che venisse fatta “piena luce sui fatti”. Nel quartiere si è inoltre svolto un raduno al quale hanno partecipato numerose persone, con slogan e gesti di protesta rivolti anche contro l’operato della polizia.
La replica di Sardone: “Per avere giustizia si aspetta”
La precisazione di Morani non ha chiuso il confronto. Sardone ha insistito sul significato politico della manifestazione, chiedendo quale fosse il suo obiettivo concreto mentre gli accertamenti erano ancora nella fase iniziale.
“Per cosa la fa la manifestazione Lepore? Non per prendere la distanza dall’operato della polizia? A me ricorda tanto il caso Rami con la deputata del Pd che ha parlato di omicidio… Avere giustizia cosa vuol dire? Per avere giustizia si aspetta, non è che si scende in piazza a manifestare”, ha affermato.
Il punto di contrasto riguarda quindi non la necessità di conoscere la verità, condivisa da entrambe, ma il modo in cui la politica dovrebbe intervenire prima della conclusione degli accertamenti. Per Sardone, la mobilitazione rischia di indicare anticipatamente nei poliziotti i responsabili della morte. Per Morani, invece, la partecipazione pubblica può servire a chiedere trasparenza senza formulare accuse definitive.
A stabilire la causa del decesso e l’eventuale presenza di condotte penalmente rilevanti saranno la magistratura e gli esami disposti nell’inchiesta. Fino a quel momento, le immagini dell’intervento rappresentano un elemento importante della ricostruzione, ma non possono sostituire le verifiche tecniche necessarie a determinare responsabilità individuali e nesso causale tra le modalità del fermo e la morte di Abderrahim Fakir.
