Enzo Iacchetti torna sullo scontro con Eyal Mizrahi e pronuncia durissimi attacchi contro von der Leyen, Salvini, Vannacci e Schillaci.
Enzo Iacchetti torna a far discutere con un intervento politico dai toni durissimi. Ospite della rassegna Naturalmente Pianoforte a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, il conduttore e attore ha ripercorso il celebre scontro televisivo con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, per poi scagliarsi contro diversi esponenti politici italiani ed europei.
Durante l’incontro, organizzato nell’ambito del festival culturale ospitato in Casentino, Iacchetti ha rivendicato le parole pronunciate nel settembre 2025 durante una puntata di È sempre Cartabianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer su Rete 4.
Il confronto con Mizrahi era nato dalla discussione sull’attacco compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 e sulla successiva offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. La tensione era salita quando l’interlocutore aveva chiesto al comico di definire che cosa intendesse per “bambino” parlando delle vittime palestinesi.
Enzo Iacchetti ricorda la lite con Eyal Mizrahi
Davanti al pubblico di Pratovecchio, Iacchetti ha raccontato di non aver previsto la forte esposizione ricevuta dopo quella discussione televisiva.
«Non era il mio obiettivo quello di diventare l’idolo di molti italiani ma quando uno mi ha detto “definisci bambino” gli ho detto “cosa hai detto str***o? So che sei lì sotto, vengo giù e ti do dei pugni”. Il giorno dopo esco per strada e c’era la mia faccia sui manifesti Pro Palestina».
Il conduttore ha quindi sostenuto che Mizrahi avrebbe inizialmente deciso di denunciarlo, salvo poi rinunciare all’iniziativa.
«L’hanno convinto a ritirare la querela perché sennò l’Italia si rivoltava contro di lui e contro i suoi amici», ha affermato Iacchetti.
Le sue parole hanno riaperto la discussione sui limiti del confronto politico e sull’uso di minacce e insulti nel corso di un dibattito pubblico. Lo scontro televisivo aveva già provocato reazioni opposte: da una parte chi aveva apprezzato la difesa della popolazione palestinese, dall’altra chi aveva contestato il linguaggio aggressivo utilizzato nei confronti dell’ospite.
«Militante comunista non è un’offesa»
Nel corso dell’intervento, Iacchetti ha affrontato anche la propria collocazione politica, dichiarando di non considerare offensivo essere definito un militante comunista.
«Militante comunista? Non trovo assolutamente che sia un’offesa, perché io, al di là delle milioni di persone che ha ucciso Stalin, io non ho mai più conosciuto un delinquente che facesse parte del Partito Comunista».
Il riferimento politico indicato dall’attore è Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, descritto come il proprio modello ideale.
«È il mio ideale di militante comunista. Voglio capire da chi non lo è che cosa ha fatto di male lui e che cosa ho fatto di male io nella vita politica. Quindi io non mi offendo quando mi dicono “tu sei un comunista”».
Iacchetti ha poi collegato la propria idea di comunismo alla difesa delle persone in difficoltà, all’opposizione alle guerre e alla critica dei governi ritenuti responsabili della morte di civili.
«Perché se comunista vuol dire difendere i poveretti, aiutare i bisognosi, parlare male di chi governa uno Stato che assassina bambini a migliaia e migliaia, parlare male di eserciti guerrafondai, parlare male di pedofili che governano gli Stati Uniti d’America, allora io sono comunista, ca***!».
Il passaggio contiene accuse politiche estremamente pesanti, formulate in termini generali e senza indicare elementi specifici a sostegno delle affermazioni rivolte a chi governa gli Stati Uniti.
Gli attacchi a von der Leyen, Salvini, Vannacci e Schillaci
La parte più controversa dell’intervento ha riguardato alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee. Iacchetti avrebbe rivolto un insulto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, per poi attaccare il leader della Lega Matteo Salvini e l’europarlamentare Roberto Vannacci.
Il comico ha auspicato che entrambi vadano a «raccogliere i pomodori ad agosto venendo pagati un euro netto all’ora», richiamando le condizioni di sfruttamento vissute da numerosi lavoratori impiegati nei campi.
Ancora più duro il passaggio dedicato al ministro della Salute Orazio Schillaci e alle liste d’attesa del sistema sanitario pubblico.
«Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in un ospedale e avere bisogno di una Tac o di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere: “Ci dispiace, la prima libera è fra otto mesi”. E allora voglio vederlo morire prima, come succede in tanti casi da noi».
La frase utilizza un augurio di morte per denunciare i ritardi nell’accesso agli esami diagnostici. Una scelta espressiva che sposta l’intervento dalla critica politica a un attacco personale particolarmente violento.
