Matteo Salvini incontra i poliziotti feriti negli scontri per Abderrahim Fakir e invita ad attendere autopsia e indagini prima di accusare gli agenti.
Matteo Salvini è arrivato a Bologna per incontrare gli agenti della Polizia di Stato rimasti feriti durante gli scontri scoppiati lunedì sera, dopo la manifestazione organizzata per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir. Il vicepremier ha visto il prefetto, il questore e una rappresentanza dei poliziotti impiegati nel servizio di ordine pubblico, alcuni dei quali hanno riportato fratture e prognosi superiori a un mese.
La visita in Questura è diventata anche l’occasione per rivolgere un duro attacco politico al sindaco Matteo Lepore. Pur escludendo che il primo cittadino abbia direttamente voluto o organizzato le violenze, Salvini gli ha contestato la scelta di convocare una mobilitazione prima che fossero chiarite le cause della morte di Fakir e le responsabilità delle persone intervenute.
«Sono venuto a Bologna a ringraziare la Polizia di Stato per quello che tutti i giorni fa per tutelare la sicurezza e la vita dei bolognesi, italiani in generale, ho voluto incontrare e salutare anche i ragazzi che hanno fatto servizio in piazza l’altra sera. Ci sono mesi di prognosi in ospedale, fratture, stampelle, fasciature per una violenza veramente inaccettabile e ci tenevo a esserci».
Salvini incontra gli agenti feriti negli scontri di Bologna
Il bilancio ufficiale diffuso dalla Questura di Bologna parla di 64 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, con prognosi comprese tra tre e 35 giorni. Sei mezzi della Polizia di Stato sono stati danneggiati, mentre nel centro cittadino sono stati colpiti veicoli, cassonetti, vetrine, dehors e biciclette elettriche.
«Al di là dei comunicati e delle dichiarazioni, ritenevo giusto e doveroso venire in Questura a ringraziare tutte le donne e gli uomini che fanno servizio», ha spiegato il leader della Lega.
Salvini ha raccontato di aver incontrato operatori con stampelle, fasciature e lesioni provocate dagli oggetti lanciati durante gli scontri. Il vicepremier ha inoltre riferito che diversi cittadini si sarebbero recati al commissariato della Bolognina per consegnare fiori, regali e messaggi di solidarietà ai poliziotti.
La mobilitazione in piazza del Nettuno si era svolta inizialmente in modo pacifico, con migliaia di persone riunite per esprimere vicinanza alla famiglia di Fakir e chiedere chiarimenti sulla sua morte. Successivamente, gruppi di manifestanti si sono spostati verso piazza Roosevelt, dove sono iniziati lanci di bottiglie, sedie e petardi contro le forze dell’ordine.
L’attacco a Lepore: «Spero che qualcuno ci pensi due volte»
La parte più politica dell’intervento di Salvini ha riguardato la decisione del sindaco Matteo Lepore di invitare i cittadini a partecipare alla manifestazione organizzata nelle ore successive alla morte del quarantaduenne.
«Non voglio dire che qualcuno abbia istigato, voluto o organizzato la violenza. Però, se usi certi toni…», ha affermato il vicepremier.
Salvini ha contestato soprattutto il rischio di aver fatto apparire gli agenti come responsabili della morte prima della conclusione degli accertamenti.
«È chiaro che, se invochi una piazza senza avere elementi per capire che cosa sia successo, lasciando supporre che la Polizia possa essere corresponsabile della morte di un innocente, e poi qualcuno sfascia la città, spero che qualcuno ci pensi due volte la prossima volta».
Il sindaco ha respinto questa ricostruzione, distinguendo il presidio pacifico dalle violenze esplose successivamente. «Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna», ha scritto Lepore, condannando chi ha scelto di rispondere con la violenza.
Il primo cittadino ha inoltre sostenuto che chiedere verità e giustizia non significhi delegittimare le forze dell’ordine. Per Salvini, tuttavia, la convocazione della piazza avrebbe dovuto essere valutata con maggiore prudenza, considerando la forte tensione e l’assenza di risultati definitivi sulla morte di Fakir.
La morte di Fakir, Salvini: «Aspettiamo autopsia e scienza»
Abderrahim Fakir, 42 anni e di origine marocchina, è morto domenica 19 luglio durante un intervento della Polizia nel quartiere Pilastro. Gli agenti erano stati chiamati dopo alcune segnalazioni relative a un uomo in forte stato di agitazione che stava danneggiando veicoli e altre proprietà.
Un video registrato da una residente mostra Fakir immobilizzato a terra mentre chiede aiuto e afferma di non riuscire a respirare. La Procura di Bologna ha avviato gli accertamenti e sta esaminando l’intera sequenza dell’intervento, comprese le immagini registrate dalle bodycam degli agenti.
La ricostruzione non può quindi basarsi soltanto sui pochi minuti del filmato inizialmente circolato. Dovranno essere valutati gli interventi compiuti prima e dopo quelle immagini, l’attività del personale sanitario e i risultati degli esami medico-legali.
«La morte è tragica, ogni morte è una sconfitta. Però aspettiamo le risultanze dell’autopsia e della scienza, senza additare poliziotti, carabinieri o Croce Rossa come colpevoli», ha sottolineato Salvini.
La Croce Rossa Italiana ha precisato che il proprio equipaggio eseguì manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizzò il defibrillatore, poi consegnato ai magistrati. L’intera attività sanitaria non sarebbe visibile nel primo video diffuso, ma comparirebbe in ulteriori registrazioni acquisite dagli investigatori.
«La gente perbene non ha nulla da temere dal fatto che la Polizia intervenga», ha concluso il vicepremier. Saranno ora l’autopsia, i filmati completi, le testimonianze e gli altri elementi raccolti dalla Procura a chiarire le cause della morte di Fakir e a stabilire se vi siano state responsabilità durante l’intervento.
