Nicola Gratteri boccia la proposta della Lega sul caso Roggero e sostiene l’allarme di De Lucia: «Nordio non conosce le carceri».
Nicola Gratteri boccia senza mezzi termini la proposta della Lega per estendere la legittima difesa e si schiera al fianco del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia nello scontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla sicurezza nelle carceri. Intervenuto a In Onda, su La7, il procuratore capo di Napoli ha definito il disegno di legge presentato dal senatore leghista Claudio Borghi «una follia» capace di riportare il Paese «al Far West».
La proposta è stata depositata dopo la condanna a 14 anni e 9 mesi inflitta a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour riconosciuto colpevole dell’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo. Il testo punta a modificare l’articolo 52 del codice penale, ampliando l’area della non punibilità per chi reagisce a un’aggressione armata avvenuta nella propria abitazione oppure all’interno di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Secondo la formulazione illustrata dai promotori, qualsiasi reazione compiuta nell’immediatezza del fatto non dovrebbe essere punita, anche quando il pericolo non sia più attuale, la risposta non sia proporzionata e la condotta non abbia una natura esclusivamente difensiva.
Per Gratteri, una simile modifica cancellerebbe il confine tra la difesa da un’aggressione e la vendetta privata, riducendo il ruolo delle forze dell’ordine e dei magistrati chiamati a valutare le circostanze concrete.
Legittima difesa, Gratteri: «Non servono più tribunali e forze dell’ordine»
«Una follia, è una proposta che fa pensare al Far West», ha dichiarato Nicola Gratteri, contestando soprattutto la possibilità di considerare legittima anche una reazione proseguita dopo la cessazione dell’aggressione.
Il magistrato ha richiamato direttamente la vicenda di Mario Roggero: «Se io giustifico anche l’inseguimento fuori dalla gioielleria per quasi cento metri e l’uccisione alle spalle di quei tre delinquenti, e se ritengo tutto questo come legittima difesa, allora non c’è più bisogno dei tribunali e delle forze dell’ordine».
La conclusione è stata altrettanto dura: «Andiamo tutti a casa, così risparmiamo soldi e torniamo al Far West».
Il punto sollevato dal procuratore riguarda il requisito dell’attualità del pericolo. La legittima difesa consente di reagire a un’aggressione ingiusta mentre la minaccia è ancora in corso, ma non autorizza a inseguire e punire chi sta fuggendo. Spetta poi al giudice verificare la dinamica, la proporzione tra offesa e difesa e le condizioni psicologiche nelle quali ha agito la persona aggredita.
Il disegno di legge promosso da Borghi intende invece rendere non punibile una più ampia serie di condotte compiute nell’immediatezza dell’assalto. La proposta nasce dalla convinzione che commercianti e cittadini sottoposti a una rapina non possano essere obbligati a valutare lucidamente, in pochi secondi, il livello del pericolo e la misura della reazione.
La critica di Gratteri riguarda proprio l’estensione di questo principio oltre la fase dell’aggressione. Eliminare la verifica sulla persistenza del rischio, secondo il magistrato, potrebbe trasformare la difesa in una licenza di inseguire e colpire l’aggressore anche quando non rappresenta più una minaccia.
Lo scontro tra De Lucia e Nordio sulle carceri
Durante l’intervista, Gratteri è intervenuto anche sulla polemica tra il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nel corso di un incontro pubblico, De Lucia aveva lanciato un allarme durissimo: «Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato». Il procuratore aveva parlato di collegamenti continui tra detenuti rinchiusi in istituti diversi e persone libere, sostenendo che nei penitenziari si svolgano vere e proprie conferenze telefoniche organizzate dalle strutture criminali.
«I penitenziari non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono», aveva aggiunto, affermando che «il controllo appartiene alle organizzazioni criminali». Le sue dichiarazioni hanno provocato l’immediata reazione del Guardasigilli.
«È De Lucia che ha perso il controllo di sé stesso», ha replicato Nordio. Il ministro ha giudicato «di una gravità inaudita» le parole del magistrato, accusandolo di avere offeso l’intero corpo della Polizia penitenziaria, impegnato quotidianamente nella gestione degli istituti e nella tutela della sicurezza.
Gratteri ha invece condiviso l’allarme lanciato dal collega palermitano: «Io lo dico da dieci anni. Tutti sappiamo come stanno le cose tranne Nordio che si scandalizza».
Il procuratore di Napoli ha descritto un sistema nel quale i telefoni cellulari permettono ai detenuti di continuare a impartire ordini all’esterno: «Sono dieci anni che dico che nelle carceri ci sono i telefoni con cui si lanciano messaggi di morte, si fanno estorsioni, addirittura si sceglie il colore dei pantaloni mentre la moglie del detenuto è nel negozio».
Il problema, secondo Gratteri, non mette in discussione il lavoro della Polizia penitenziaria. Riguarda invece la disponibilità di strumenti tecnologici che consentono ai capi delle organizzazioni criminali di mantenere contatti continui con l’esterno, condizionare attività economiche e dirigere azioni illegali anche dalla cella.
La soluzione dei jammer e la sperimentazione a Poggioreale
Per impedire l’utilizzo dei cellulari, Gratteri ha ricordato di avere proposto già diversi anni fa l’installazione di dispositivi capaci di bloccare le comunicazioni.
«Quando Federico Cafiero De Raho era procuratore nazionale antimafia e l’attuale procuratore generale di Potenza, Francesco Basentini, era capo del Dap, io alla Dna ho detto: mettiamo un jammer in ogni carcere», ha raccontato.
Il jammer è un apparato che disturba o interrompe le frequenze radio in una determinata area. Se correttamente configurato, può impedire ai telefoni cellulari di collegarsi alle reti, rendendo impossibili chiamate e trasmissioni di dati. Il suo impiego richiede però una progettazione accurata, perché il blocco non deve interferire con le comunicazioni di servizio o con le reti presenti fuori dal perimetro del penitenziario.
«Il jammer è un inibitore di frequenze che è in grado di bloccare il telecomando di una serranda e il motore di una macchina e quindi con il jammer finiva questo problema dei telefonini nelle carceri», ha spiegato il procuratore.
Una sperimentazione è stata avviata nel carcere napoletano di Poggioreale, situato a poca distanza dagli uffici della Procura guidata da Gratteri. Il progetto dovrà verificare l’efficacia del sistema e valutarne l’impatto sulla sicurezza e sulla gestione dell’istituto.
«Ho parlato con l’attuale direttore del Dap, è venuto più volte a trovarmi, abbiamo fatto anche un comitato provinciale di sicurezza a Napoli proprio per partire con la sperimentazione e capire anche qual è la reazione dei detenuti», ha riferito.
