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Naufragio Sewol inflitta a comandante della nave pena di 36 anni

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Lo scorso martedì i giudici del tribunale penale sudcoreano hanno letto la sentenza di primo grado sul naufragio del traghetto Sewol, che ad aprile scorso provocò la morte di 304 persone.

Moltissime vittime di quel terribile naufragio furono degli giovani studenti che si erano imbarcati sul traghetto Sewol per una gita scolastica.

Le autorità Sudcoreane hanno definito il naufragio del Sewol la più grande tragedia del mare mai avvenuta nel paese asiatico.

L’accusa, nel corso del processo, aveva chiesto per il comandate Lee Joon-Seok più volte la pena di morte.

Il comandante Lee Joon-Seok, dopo l’impatto del traghetto con una scogliera, fu uno dei primi ad abbandonare la nave.


Le immagini del condante che abbandonava il traghetto, subito dopo l’impatto con una scogliera, incurante di coordinare le operazioni di salvataggio, fecero subito il giro del mondo.

Ieri i giudici del tribunale Sudcoreano di Gwangju hanno deciso di condannare il capitano del Sewol ha 36 anni di carcere.

Una pena durissima ma più leggera rispetto a quanto richiesto dall’accusa.

L’accusa chiedeva per il comandate del traghetto per il reato di “omicidio colposo aggravato” la pena si morte, ancora in vigore nel paese asiatico.

Molti genitori dei 250 studenti morti  a causa del naufragio erano presenti nell’aula del tribunale di Gwangju per ascoltare la sentenza.

I genitori e parenti presenti nell’aula, dopo la lettura della sentenza, hanno protestato animatamene contro i tre giudici del tribunale di Gwangju per aver concesso una pena troppo mite al comandate Lee Joon-Seok .

Gli altri membri dell’equipaggio sono stati condannati a 20 anni di carcere.