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Svizzera, dal 2025 stop al burqa e al volto coperto nei luoghi pubblici, Salvini, “Fa bene, anche la Lega vuole fare lo stesso in Italia”

Dal 1° gennaio 2025 entra in vigore il divieto di dissimulazione del volto in tutta la Confederazione. Salvini: “Una questione di civiltà”.

La nuova legge: volto scoperto per sicurezza e rispetto

A partire dal 1° gennaio 2025, la Svizzera introdurrà a livello nazionale il divieto di dissimulazione del viso in tutti i luoghi pubblici. La normativa, che include burqa, niqab, passamontagna e caschi, è stata approvata con un referendum nel marzo 2021, con il 51,2% dei voti favorevoli.

Il provvedimento, già adottato in passato nei cantoni di Ticino (2016) e San Gallo (2019), punta a garantire sicurezza e riconoscibilità delle persone negli spazi pubblici, senza limitarsi ai simboli religiosi. Anche in contesti quotidiani, come eventi sportivi o manifestazioni, sarà obbligatorio mantenere il volto scoperto.

Eccezioni e contesti particolari

Nonostante la rigidità della norma, la legge prevede eccezioni. Il divieto non sarà applicato in luoghi di culto, durante il carnevale o Halloween, per motivi di salute, sicurezza o condizioni climatiche. Inoltre, sarà consentito coprirsi il volto durante i voli aerei, negli spazi diplomatici e per attività legate all’arte, all’intrattenimento e alla pubblicità. Le autorità locali avranno la facoltà di regolamentare il divieto in caso di manifestazioni pubbliche, valutando caso per caso l’applicazione della norma.

Matteo Salvini: “Lega pronta a fare lo stesso in Italia”

La decisione della Svizzera ha trovato il sostegno del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha commentato la notizia con un video su Instagram. “Cosa ne penso del divieto del burqa in Svizzera? Sono assolutamente d’accordo. Avere il volto scoperto è una questione di civiltà, rispetto e sicurezza. La Lega vuol fare lo stesso in Italia”, ha dichiarato il leader leghista.

L’iniziativa svizzera riapre dunque il dibattito sull’opportunità di adottare misure simili anche in altri Paesi europei, dividendo l’opinione pubblica tra sostenitori del provvedimento per motivi di sicurezza e critici che temono una limitazione delle libertà individuali.