Matteo Renzi non fa sconti : “Gli insegnanti italiani hanno uno stipendio da fame, così la scuola non può funzionare”
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, rilancia il tema degli stipendi degli insegnanti italiani, sottolineando il gap con gli altri Paesi UE e il resto del pubblico impiego.
Stipendi bassi e carenza di valorizzazione
Parlando in una diretta su Instagram il 17 gennaio, Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva, ha espresso parole dure sulla condizione economica degli insegnanti italiani: “Oggi un professore con lo stipendio fa la fame. Finché non paghiamo meglio gli insegnanti e li valorizziamo, non ci sarà mai una scuola pubblica degna di questo nome.”
Secondo Renzi, il problema non si limita agli stipendi: una vera rivoluzione del sistema scolastico deve partire dal capitale umano. “La prima riforma della scuola da fare è dare agli insegnanti la possibilità di svolgere il proprio lavoro con maggiore attenzione e dignità,” ha concluso.
Il divario con l’UE e il pubblico impiego
In Italia, lo stipendio medio netto mensile di un insegnante si attesta poco sopra i 1.700 euro, un importo inferiore del 20-30% rispetto alla media UE per la stessa professione. Inoltre, il confronto con altri comparti pubblici evidenzia un divario significativo: mentre gli insegnanti guadagnano in media meno di 30.000 euro lordi annui, la media complessiva del pubblico impiego supera i 34.000 euro.
Questa disparità si riflette anche negli incrementi salariali. Gli aumenti previsti per il comparto Scuola, Università e Ricerca 2022/24, attualmente in trattativa tra Aran e sindacati, si aggirano intorno al 6%, portando un incremento medio di circa 160 euro lordi mensili. Tuttavia, metà di questi aumenti sono già stati erogati come indennità di vacanza contrattuale, riducendo ulteriormente l’impatto reale sugli stipendi.
Incrementi insufficienti e divario crescente
Uno dei principali problemi è la base salariale di partenza, più bassa rispetto ad altri comparti del pubblico impiego come Sanità o Difesa. Anche piccoli aumenti percentuali non riescono a colmare il gap, contribuendo anzi ad ampliarlo nel tempo.
La situazione critica non riguarda solo gli insegnanti, ma l’intero settore pubblico, dove gli incrementi salariali medi restano limitati. Tuttavia, per i lavoratori della scuola, la distanza con altri comparti è particolarmente evidente, rendendo difficile attrarre e trattenere personale qualificato.
Renzi ha sottolineato la necessità di un cambio di rotta per ridare dignità alla professione docente e migliorare la qualità del sistema educativo: “Finché la scuola non tornerà ad essere una priorità politica ed economica, non ci saranno miglioramenti reali per gli insegnanti e, di conseguenza, per gli studenti.”