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Boccia sogna la “sfratto-Meloni”: “Basta 1 voto in più per mandarla via”

Il senatore del Pd rilancia l’ottimismo referendario: “Anche senza quorum, se superiamo i voti di Meloni sarà un avviso di sfratto”

Il Pd spera nel referendum per “delegittimare” il governo: la teoria di Boccia

La sinistra si aggrappa al referendum dell’8 e 9 giugno per cercare di minare la solidità del governo guidato da Giorgia Meloni. A guidare l’attacco è il senatore dem Francesco Boccia, che in un’intervista a Radio Cusano Campus ha lanciato una previsione clamorosa: “Se andranno a votare più cittadini di quelli che hanno scelto Meloni nel 2022, sarà un segnale chiarissimo: l’Italia non approva più questo esecutivo”.

Secondo Boccia, la Presidente del Consiglio avrebbe “schierato tutto il centrodestra sul non voto, silenziando il dibattito sul referendum in ogni modo possibile”. Nonostante ciò, il Partito Democratico resta fiducioso in un’alta partecipazione popolare: “Crediamo che ci sarà una grande sorpresa, soprattutto sui temi cruciali come diritti, lavoro e cittadinanza”.

Un voto in più dei 12,3 milioni di Meloni: “Ecco la nostra soglia politica”

Il riferimento di Boccia è preciso: “La Premier ha ottenuto 12 milioni e 300mila voti alle politiche. Se al referendum si recano 12 milioni e 400mila persone, anche senza quorum, per noi è un segnale inequivocabile: il Paese le sta dicendo che è ora di cambiare rotta”.

Una visione che trasforma un consultivo giuridico in una sfida tutta politica. Per Boccia, un superamento simbolico della soglia rappresentata dal consenso elettorale della Meloni sarebbe una sorta di “avviso di sfratto politico”, perché “una parte importante del Paese esprimerebbe dissenso sui temi del lavoro e della cittadinanza”.

Licenziamenti, precariato, tutele: il Pd gioca tutto su 4 quesiti sociali

Nel dettaglio, il senatore ha elencato i contenuti del referendum, definendoli “non una proposta di partito, ma un appello diretto al popolo italiano”. I quesiti riguardano:

  • Lo stop ai licenziamenti illegittimi
  • Più tutele per i 3,7 milioni di lavoratori delle piccole imprese
  • La riduzione della precarietà legata ai contratti a termine
  • Il limite all’uso indiscriminato dei lavoratori interinali

In Italia ci sono 2,3 milioni di persone costrette a lavorare con contratti precari sotto l’anno, senza una giustificazione reale”, ha denunciato Boccia, puntando il dito contro una “precarizzazione selvaggia portata avanti da governi di diverso colore”.

Il Pd, dunque, punta a trasformare il referendum in uno strumento di delegittimazione politica, al di là della soglia del quorum. La scommessa è aperta, ma l’obiettivo è chiaro: delegittimare il governo Meloni, un voto dopo l’altro.