Undicenne indossa la maglia della Lazio, proprietario del ristorante le nega l’accesso: “Qui non puoi entrare”, bufera sui social
Secondo la denuncia del padre, alla figlia sarebbe stato chiesto di togliere cappello e maglietta della Lazio per poter entrare nel locale.
La famiglia si ferma per pranzo ma viene fermata all’ingresso
Un episodio avvenuto a Pescara ha suscitato indignazione sui social dopo che un padre ha denunciato pubblicamente quanto sarebbe accaduto alla figlia undicenne. Secondo quanto riferito dall’uomo, alla bambina sarebbe stato impedito di accedere a un ristorante a causa del suo abbigliamento sportivo: indossava una maglietta e un cappellino della S.S. Lazio.
La vicenda, riportata tramite un post su Facebook, risale a una domenica di giugno. La famiglia, composta da genitori e due figlie, si era fermata davanti a un ristorante attirata dal profumo proveniente dalla cucina, dopo un tragitto in bicicletta. “Ore 13 di una torrida domenica di giugno. Dopo aver percorso 9 km in bici, io, mia moglie e le mie figlie ci fermiamo davanti al ristorante che ci aveva attratto dal buon profumo di frittura”, scrive il padre.
Secondo il suo racconto, il primo approccio con il personale del locale sarebbe stato segnato da uno sguardo poco accogliente: “Notiamo subito il proprietario che ci guardava con occhi malefici e borbottava. Da lontano ci invita a spostare le bici da lì perché di colore celeste, abbiamo sorriso”.
La richiesta di togliere maglietta e cappello con i simboli della Lazio
L’episodio più controverso si sarebbe verificato quando la figlia, la prima ad avvicinarsi all’ingresso, sarebbe stata fermata da un uomo — presumibilmente il titolare del ristorante — che le avrebbe detto: “Non puoi entrare nel mio locale perché indossi un cappello e la maglia della S.S. Lazio”. La famiglia, inizialmente incredula, avrebbe pensato a una battuta.
Ma, secondo quanto riportato dal padre, il comportamento dell’uomo si sarebbe fatto più diretto e insistente: “Noi ancora con il sorriso ci avviciniamo e il tizio non perde tempo davanti a tutti i suoi clienti di ripetere ancora una volta, con fare da grandissimo cafone, che potevamo entrare nel suo locale solo se la bambina avesse tolto il cappello e cambiato maglia”.
La famiglia ha quindi deciso di rinunciare al pranzo nel ristorante e ha reso pubblica la vicenda sui social. Il padre conclude il suo post con parole dure nei confronti del ristoratore: “Non merita i nostri soldi ma merita di sentire il bisogno di lavorare”.
