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Livorno dice no alla via per Oriana Fallaci, Feltri furioso “Punita per aver detto la verità”

Il rifiuto del Comune di Livorno di intitolare una via alla giornalista suscita lo sdegno di Vittorio Feltri, che parla di ideologia e ipocrisia della sinistra.

“Fallaci punita per la sua libertà di pensiero”: Feltri attacca la decisione del Consiglio comunale

Un’altra occasione sprecata, un altro segnale preoccupante dell’Italia che odia chi pensa con la propria testa. Il Consiglio comunale di Livorno, a maggioranza di sinistra, ha bocciato nuovamente la proposta di intitolare una via a Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice fra le più importanti e discusse del Novecento. A denunciarne il significato più profondo e allarmante è Vittorio Feltri, che in un editoriale non usa mezzi termini: “È un atto ideologico, tipico del politicamente corretto imperante”.

La motivazione ufficiale del rifiuto? Nessun legame con la città, e giudizi controversi sul mondo islamico. Ma per Feltri si tratta solo di un pretesto per colpire la sua libertà di parola. “In Italia si perdona tutto, tranne chi pensa liberamente”, scrive. “Fallaci ha denunciato il fanatismo islamico con lucidità e coraggio, e la sinistra non gliel’ha mai perdonato”.

“Oriana Fallaci, la mia più grande amica: è scomoda perché vera”

Nel suo intervento Feltri va oltre la semplice difesa simbolica. Parla da collega, da amico, da testimone. “Oriana era libera, vera, coraggiosa. E queste sono le qualità che la sinistra non sopporta”. Poi affonda: “Dimenticare il suo contributo intellettuale è ipocrisia allo stato puro. Una mortificazione di chi ha speso la vita in difesa delle libertà”.

Feltri mette in chiaro che non si tratta di un omaggio di parte. Al contrario: “Intitolarle una via non è un atto politico, ma un riconoscimento dovuto a chi ci ha fatto onore nel mondo. Rimango sconvolto nel constatare che, ancora oggi, Oriana fa paura”.

“Rimuoverla dalla toponomastica è ingratitudine pura”

Secondo Feltri, quella di Livorno è una scelta che svela una verità più profonda: non si vuole ricordare Oriana Fallaci perché troppo ingombrante, troppo lucida, troppo difficile da incasellare nel pensiero unico. “Cancellarla dalla toponomastica locale è una scelta vile”, scrive. “Ciò che viene punito non è un’opinione controversa, ma il coraggio di avercela. Non possiamo discriminare una donna solo perché scomoda”.

E poi il giudizio definitivo, secco come una sentenza: “In un’Italia che si arrende ai conformismi, Oriana resta una luce. È per questo che dà fastidio: perché brilla ancora”.