Garza dimenticata dopo cesareo al San Paolo di Bari: tutti assolti dopo sette anni
La vicenda risale al 2018: la paziente fu operata due volte. Accusati 12 operatori sanitari, assolti in blocco per insussistenza delle accuse.
Assolti i 12 imputati del reparto di Ostetricia e ginecologia
Si è concluso con un’assoluzione generale il processo che ha coinvolto 12 operatori sanitari dell’ospedale San Paolo di Bari, accusati di lesioni personali colpose per un presunto caso di malasanità. Al centro della vicenda, una garza dimenticata nell’addome di una paziente al termine di un parto cesareo avvenuto nel febbraio 2018.
Il giudice Giacomo De Raho ha accolto le tesi difensive, escludendo ogni responsabilità penale a carico degli imputati. Il collegio difensivo era composto, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Sisto, Angelo Loizzi, Claudia Lavalle (studio FPS per Giovanni Bellofiore), Michele Laforgia, Giuseppe Modesti ed Ettore Gorini.
L’assoluzione ha riguardato i chirurghi Giuseppe Trentadue e Rosa Decio, gli infermieri strumentisti Angela De Simine e Antonio Altamura, oltre a Giovanni Di Vagno, Rosanna Zaccaro, Angela Beatrice Anfossi, Giovanni Bellofiore, Alessandro Savino, Saverio Martella, Domenico Ostuni e Giuseppe Gozzo, tutti in servizio all’epoca dei fatti nel reparto di Ostetricia e ginecologia.
La vicenda clinica e l’origine dell’inchiesta
La paziente, oggi 48enne, fu ricoverata presso il San Paolo in seguito a complicazioni insorte nella fase finale della gravidanza. Per tutelare la sua salute e quella del nascituro, fu disposta l’esecuzione di un parto cesareo, associato a un secondo intervento dovuto a ulteriori difficoltà intraoperatorie.
Secondo l’impianto accusatorio, al termine dell’operazione una garza sarebbe rimasta nell’addome della donna, nonostante la check list finale dei materiali fosse stata regolarmente firmata dagli infermieri incaricati del conteggio.
Nei giorni seguenti, la donna cominciò a lamentare persistenti dolori addominali e fu costretta a un nuovo ricovero. Stando alla ricostruzione accusatoria, la radiografia diagnostica che avrebbe potuto evidenziare il corpo estraneo non fu eseguita immediatamente, bensì solo dopo diversi giorni. Una volta individuato l’oggetto, la paziente fu sottoposta a un nuovo intervento per la rimozione della garza.
Il verdetto dopo anni di indagini e udienze
Il procedimento penale, avviato nel 2018, ha attraversato una lunga fase istruttoria, culminata con l’udienza conclusiva che ha riconosciuto l’insussistenza delle responsabilità contestate. Nessuna negligenza, secondo il giudice, tale da configurare un reato. L’intero impianto accusatorio è crollato alla luce delle prove e delle perizie presentate dalla difesa.