Chiara Ferragni nella bufera, un’ex dipendente: “Usata e licenziata”, la smentita arriva immediatamente
Marayah Osumanu racconta la sua esperienza di lavoro con Ferragni tra delusioni e depressione, ma la Fenice Srl replica con una smentita e annuncia azioni legali.
Il racconto di Marayah Osumanu
Era stata presentata nella serie “The Ferragnez” come una storia di riscatto, ma oggi Marayah Osumanu, giovane donna trans di origini ghanesi cresciuta in provincia di Varese, racconta una versione molto diversa. Dopo una vita segnata da bullismo, discriminazioni e violenze subite durante un periodo in Ghana, era riuscita a tornare in Italia a 18 anni e a ricostruire un percorso grazie a Casa Arcobaleno. Nel 2022 fu notata da Chiara Ferragni e dal suo ex braccio destro Fabio Maria D’Amato, che le offrirono un lavoro nella loro azienda, scelta mostrata anche nelle riprese della docu-serie.
Secondo il suo racconto, però, quella che sembrava una favola si trasformò in un incubo. «Era un inferno. Pensavo di vivere una favola, invece questa esperienza ha contribuito a farmi sprofondare nella depressione. E a un ricovero per tentato suicidio», ha dichiarato a Mow Magazine in una lunga intervista curata da Grazia Sambruna.
Le accuse: divisa, mansioni e isolamento
Assunta come receptionist con uno stipendio di circa 1300 euro, Marayah ha spiegato di essersi sentita isolata e poco ascoltata. Tra le prime difficoltà la questione della divisa: «Mi hanno dato un vestito corto e attillatissimo, non della mia taglia. Ho chiesto un cambio, ma Chiara Ferragni mi rispose che non c’era discriminazione razziale, discorso che non c’entrava nulla con la mia richiesta».
La giovane sostiene inoltre di essere stata chiamata a svolgere compiti che non rientravano nelle sue mansioni: «Io ero receptionist. Eppure mi chiamavano per pulire la mensa e, spesso, i bagni. Mi sono ritrovata a grattare via lo sporco dai cessi». A peggiorare la situazione, racconta, ci sarebbero state voci e prese in giro nei gruppi aziendali. «Quando ho avuto l’occasione di posare per Diesel ero felice, ma da quel momento è peggiorato tutto: dicevano che con la mia immagine stavo danneggiando il brand».
Secondo Marayah, Chiara Ferragni non avrebbe più risposto ai suoi messaggi, mentre Fabio D’Amato avrebbe mantenuto un contatto anche dopo il licenziamento, avvenuto nel novembre 2024 in piena crisi aziendale seguita al “Pandoro Gate”. «Mi sono sentita usata per farsi pubblicità, come la ragazza trans nera da mostrare, ma senza un sincero interesse», ha detto.
Depressione e la smentita dell’azienda
Dopo il licenziamento, la vita di Marayah è precipitata di nuovo: «Sono tornata a lavorare per strada e sono caduta nella depressione. Ho avuto un TSO dopo aver tentato di farmi del male». Un racconto duro, che ha acceso il dibattito sui social.
Poche ore dopo la pubblicazione, però, è arrivata la replica della Fenice Srl, società che gestisce i marchi di Chiara Ferragni: «Smentiamo categoricamente l’intera ricostruzione della vicenda e diffidiamo chiunque dal riprenderla strumentalmente. Chiara Ferragni ha già dato mandato ai suoi legali di procedere per diffamazione e minacce nei confronti della signora Marayah Osumanu».
Una vicenda destinata ad alimentare nuove polemiche intorno alla figura dell’imprenditrice digitale, già segnata dalle conseguenze del caso Pandoro.
