Stipendi, il governo studia flat tax sugli straordinari e aumenti automatici
Il governo valuta tasse ridotte per lavoro extra e meccanismi automatici di adeguamento degli stipendi se i rinnovi contrattuali tardano troppo.
Flat tax su straordinari e lavoro festivo
I lavori sulla manovra sono solo all’inizio, ma le prime ipotesi sul tavolo riguardano le buste paga. Una delle proposte prevede l’introduzione di una flat tax per gli straordinari, i turni notturni e i festivi, sul modello già applicato ai premi di produttività. In pratica, le ore di lavoro aggiuntive sarebbero tassate con un’aliquota ridotta, probabilmente intorno al 5%.
L’agevolazione non sarebbe però illimitata: come già avviene per i premi di produttività, sarebbero fissati un tetto massimo annuale (oggi pari a 3mila euro) e un limite di reddito, ipotizzato sugli 80mila euro lordi. L’obiettivo dichiarato è aumentare il netto in busta paga senza aggravare i costi per le aziende.
Contratti collettivi e aumenti automatici
L’altra ipotesi riguarda i contratti collettivi nazionali, spesso bloccati per anni. La Lega spinge per una norma che incentivi i rinnovi rapidi: se un contratto viene aggiornato entro sei mesi dalla scadenza, il datore di lavoro godrebbe di sgravi fiscali sugli aumenti di stipendio, con Irpef ridotta al 5% o dimezzata per tre anni.
In parallelo, si valutano misure a tutela dei dipendenti.
Se dopo due anni dalla scadenza il contratto non è stato rinnovato, scatterebbe un adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita, calcolato con l’indice Ipca, entro un massimo del 5%. L’incremento verrebbe applicato dal mese di luglio e ripetuto annualmente fino alla firma del nuovo contratto.
Nodo coperture e pressing sulle banche
Resta aperto il capitolo delle coperture finanziarie. Secondo indiscrezioni, il governo punterebbe a un confronto con gli istituti di credito per chiedere un contributo straordinario, ipotesi però osteggiata da Forza Italia.
Al recente Meeting di Rimini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha evocato la necessità di un «pizzicotto» alle banche, invitandole ad aiutare di più le famiglie. Già nei prossimi giorni potrebbe esserci un incontro tra l’esecutivo e l’Associazione bancaria italiana (Abi) per valutare possibili soluzioni.
