“Giù la maschera” cancellato dai palinsesti, Marcello Foa punta il dito contro Meloni e Salvini: “La mia libertà non è piaciuta al centrodestra”
Il giornalista denuncia di essere stato cancellato dai palinsesti senza preavviso: “Giù la maschera era troppo libero per sopravvivere. Pago la mia autonomia”.
Il programma sparito dai palinsesti
Il colpo di scena è arrivato senza avvisi né spiegazioni ufficiali: il programma “Giù la maschera”, condotto da Marcello Foa su Rai Radio 1, non compare più nei palinsesti della nuova stagione. Una decisione che l’ex presidente Rai dice di aver appreso con sorpresa e amarezza. «Ebbene sì, quel che era inaspettato è accaduto – ha dichiarato a La Stampa –. Il programma, condotto con Peter Gomez, Alessandra Ghisleri, Giorgio Gandola e Luca Ricolfi, era troppo indipendente per avere vita lunga».
Foa, che da due anni guidava la trasmissione caratterizzata da ospiti e contraddittori su temi politici e sociali, sostiene di essere stato estromesso senza alcuna comunicazione diretta: «Tu, direttore (Nicola Rao, ndr), alzi il telefono e mi dici qualunque cosa. Invece, niente».
“Sgradito al centrodestra”
L’ex presidente Rai non usa mezzi termini e si definisce «un esodato». Ciò che più lo ha colpito, racconta, è che a escluderlo sia stata una Rai guidata dalla stessa area politica che lo aveva sostenuto: «Se mi avesse fatto fuori una Rai a guida centrosinistra non mi sarei stupito, ma fatto dalla maggioranza, no».
Nessun attestato di stima, sottolinea, è arrivato da Matteo Salvini o da Giorgia Meloni. «Nemmeno la Lega mi ha difeso, e meno male che mi davano per leghista! Io pago la mia indipendenza, garbata ma ferma. Evidentemente non viene gradita dal centrodestra», ha dichiarato.
Le polemiche passate
Non sono mancati negli anni episodi che hanno alimentato tensioni intorno alla figura di Foa. Dal sostegno espresso al generale Roberto Vannacci ai dibattiti accesi durante la pandemia con la presenza di voci no-vax, fino ai tweet di elogio a Vladimir Putin e alle polemiche con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Foa però respinge l’accusa di squilibrio: «Era in epoca post-pandemia la trasmissione a cui lei fa riferimento, equilibratissima, con ospiti come Massimo Citro della Riva, Francesco Zambon e l’infettivologo Massimo Galli. Tutti espressero il loro pensiero e Galli difese le ragioni del pro-vaccino. Poi a Citro scappò una frase di troppo e scoppiò il caso».
Sulle critiche al capo dello Stato precisa: «Si trattava di un tweet decontestualizzato, ebbi modo di chiarirmi. Su Putin feci un’analisi sulla crisi di Maidan nel 2014: dissi che avrebbe portato alla guerra, purtroppo ho avuto ragione».
L’attacco alla politica
Per Foa la sua estromissione dimostra un limite della politica italiana: «Il centrodestra mi ha fatto mancare l’appoggio politico. La sinistra non mi difende, la destra non può: l’esito finale è questo». Poi cita Marcello Veneziani: «Ha ragione quando scrive che la destra sa criticare ma non sa costruire».
Il giornalista sottolinea infine la contraddizione di essere considerato troppo scomodo proprio dalla parte politica che avrebbe dovuto sostenerlo: «Se la decisione fosse arrivata da un’altra parte, non mi sarei stupito. Ma subire un’epurazione da chi ti dovrebbe difendere lascia doppiamente sconcertati».