Addio a Emilio Fede, il ricordo di Vittorio Feltri “Il suo brutto carattere non mi impediva di stimarlo”
Si è spento a Milano Emilio Fede, giornalista e storico direttore del Tg4. A 94 anni lascia un segno indelebile nella televisione italiana.
Il cordoglio del mondo politico
La notizia della morte di Emilio Fede ha suscitato reazioni immediate nel panorama politico italiano. «Emilio Fede è stato un protagonista indiscusso della tv, della politica e del giornalismo: a tutti i suoi cari vanno il cordoglio e l’abbraccio della Lega», ha dichiarato Matteo Salvini, leader del Carroccio e ministro delle Infrastrutture. Un ricordo personale arriva dal vicepremier Antonio Tajani, che sui social ha scritto: «Verrà ricordato come un grande giornalista, anche nella fase da giovane inviato in Africa. Direttore del Tg1 prima e poi del Tg4. Di lui resteranno le sue iconiche conduzioni, interprete di un nuovo modo di fare informazione, moderna e all’avanguardia. Un uomo buono con il quale spesso mi sono confrontato».
Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ha pubblicato una foto con la scritta «Buon viaggio Emilio», e dal ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati, che lo ha ricordato come «un amico sincero».
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato come Fede abbia «accompagnato milioni di italiani per oltre mezzo secolo», mentre il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri ha parlato di «un amico, un protagonista, un personaggio che ricorderemo sempre». Il presidente del Veneto Luca Zaia ha evidenziato il ruolo innovativo del giornalista: «La sua voce e il suo stile hanno accompagnato momenti che restano nella memoria collettiva, dal dramma di Vermicino alla Guerra del Golfo».
Le reazioni dal mondo del giornalismo
Anche il giornalismo italiano ricorda con commozione Emilio Fede. La Rai ha diffuso una nota ufficiale in cui lo definisce «figura di spicco dei primi anni del Servizio Pubblico», ripercorrendo le tappe della sua carriera, dagli esordi nel 1958 fino alla direzione del Tg1 e alla lunga esperienza a Mediaset.
Bruno Vespa ha rievocato gli anni condivisi in Rai: «Siamo stati compagni di stanza, con Emilio ho condiviso momenti di lavoro e di divertimento. Un grande giornalista».
Con parole schiette Vittorio Feltri ha ricordato il collega: «Era abilissimo, anche se con un carattere censurabile. Ma il suo brutto carattere non mi impediva di stimarlo. Come giornalista era sensazionale».
Su Instagram Enrico Mentana ha scelto un ricordo personale: «Se ne è andato Emilio Fede. Sarebbe ingeneroso ricordare solo il crepuscolo professionale e giudiziario. Sdoganò un genere di giornalismo apertamente schierato, mai sleale».
Una carriera che ha segnato la tv italiana
Nato nel 1931, Emilio Fede è entrato in Rai nel 1958 come conduttore. Ha lavorato otto anni come inviato in Africa, diventando poi direttore del Tg1 e, successivamente, del Tg4, dove ha legato indissolubilmente il suo nome. Con le sue conduzioni, spesso colorite e dirette, ha innovato il linguaggio televisivo. Memorabili le sue cronache, dal dramma di Vermicino alla Guerra del Golfo, fino alle dirette da Nassiriya nel 2004. Una voce che, nel bene e nel male, ha segnato la storia della televisione e dell’informazione italiana.
