Italia-Israele, tifosi voltano le spalle durante l’inno: gelo a Debrecen
Qualificazioni ai Mondiali 2026 segnate da una protesta clamorosa: sugli spalti di Debrecen, fischi e spalle rivolte al campo durante l’inno israeliano.
La protesta prima del calcio d’inizio
La partita tra Italia e Israele, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026, è iniziata in un clima surreale. Allo stadio di Debrecen, in Ungheria, scelto come sede neutra per ragioni di sicurezza, un gruppo di tifosi italiani ha messo in scena un gesto clamoroso durante l’esecuzione dell’inno nazionale israeliano: si sono voltati di spalle al campo, accompagnando la protesta con fischi e cori di disapprovazione.
L’impianto, semivuoto a causa delle misure straordinarie di sicurezza, ha amplificato l’eco dei fischi, rendendo ancora più evidente la contestazione. Un episodio che ha segnato l’atmosfera della gara sin dai primi istanti e che non è passato inosservato né ai media internazionali né ai dirigenti delle due federazioni.
Un contesto teso e misure straordinarie
La decisione di disputare la partita in Ungheria era stata presa per motivi legati all’ordine pubblico e al rischio di tensioni, vista la particolare situazione internazionale. Già nelle ore precedenti al match, la città di Debrecen era stata blindata con un dispositivo di sicurezza imponente: controlli serrati, zone limitate all’accesso e verifiche approfondite ai varchi d’ingresso dello stadio.
Nonostante queste precauzioni, il clima sugli spalti è rimasto carico di tensione. La contestazione all’inno israeliano è stata l’espressione più evidente, con fischi che hanno accompagnato per tutta la durata dell’esecuzione musicale. Molti tifosi italiani, girati di spalle al campo, hanno voluto così esprimere un messaggio politico e simbolico che ha inevitabilmente oscurato il momento di sport e di fair play solitamente legato alla cerimonia degli inni.
Reazioni e possibili conseguenze
L’episodio rischia di avere ripercussioni anche fuori dal campo. La UEFA e la FIFA, che da sempre vigilano con attenzione su episodi di discriminazione e contestazioni legate ai simboli nazionali, potrebbero aprire un’inchiesta per valutare se siano stati violati regolamenti e codici di comportamento. Fischiare un inno nazionale, infatti, è considerato un gesto grave nelle competizioni internazionali e può comportare sanzioni disciplinari per la federazione responsabile.
Sui social, intanto, le immagini della protesta hanno fatto rapidamente il giro del web, dividendo l’opinione pubblica: da un lato chi condanna il gesto come irrispettoso e contrario ai valori sportivi, dall’altro chi lo difende come forma di libertà di espressione. In ogni caso, la scena di uno stadio che si volta di spalle a un inno nazionale resterà una delle fotografie più forti di questa fase di qualificazioni.