Meloni a New York: “Italia non riconoscerà lo Stato di Palestina, scelta prematura e controproducente”
Alla vigilia dell’Assemblea Onu, Giorgia Meloni conferma la linea del governo: sì alla soluzione due Stati, ma nessun riconoscimento formale prima di un processo diplomatico.
La posizione dell’Italia e l’intervento di Meloni all’Onu
Mentre cresce il numero dei Paesi che scelgono di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, l’Italia conferma la sua linea di prudenza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni porterà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York la posizione fin qui ribadita: favore alla soluzione dei “due popoli, due Stati”, ma contrarietà a un riconoscimento immediato. Secondo la premier, una mossa del genere sarebbe “prematura” e “controproducente”.
Meloni ha più volte affermato di essere “favorevolissima allo Stato della Palestina”, ma non al suo riconoscimento formale in questa fase. La linea del governo è quella di sostenere il dialogo con le autorità palestinesi tramite il Consolato Generale a Gerusalemme, mantenendo relazioni politiche, economiche e culturali senza procedere all’apertura di ambasciate o rappresentanze diplomatiche.
Il contesto internazionale e le mosse degli altri Paesi
Il dibattito sul riconoscimento della Palestina si è intensificato dopo mesi di conflitto a Gaza e con l’isolamento crescente di Israele, che resta ancorato al sostegno degli Stati Uniti. Ad oggi, sono 151 su 193 i Paesi membri dell’Onu che riconoscono la Palestina. Alla prossima Assemblea generale, dieci Stati annunceranno il passo formale: Francia, Belgio, Lussemburgo, San Marino e Malta si uniranno a Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo, seguendo l’esempio di Spagna, Norvegia, Irlanda e Slovenia che avevano già compiuto questa scelta.
“Riconoscere oggi lo Stato di Palestina è l’unico modo di fornire una soluzione politica ad una situazione che deve finire”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron. Di segno opposto la posizione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ribadito: “Non ci sarà nessuno Stato palestinese” e ha promesso di portare avanti l’operazione militare a Gaza fino al raggiungimento degli obiettivi stabiliti.
Italia e Germania ferme, mentre l’Africa è quasi compatta
L’Italia non è isolata nella sua scelta. Anche la Germania ha dichiarato di non voler procedere al riconoscimento della Palestina in questa fase. Una posizione diversa da quella adottata da gran parte dell’Africa: 52 Paesi su 54 hanno già compiuto questo passo, motivandolo con il rispetto del diritto internazionale e il principio di autodeterminazione dei popoli.
Il 12 settembre l’Italia aveva comunque votato a favore della risoluzione approvata dall’Assemblea Generale Onu, che con 142 voti favorevoli chiedeva di rilanciare la soluzione a due Stati e di avviare un comitato amministrativo transitorio subito dopo il cessate il fuoco. In quel documento si invitava a giungere “il più in fretta possibile” alla nascita di uno Stato palestinese, privo però di qualsiasi ruolo politico per Hamas nella Striscia di Gaza.