Flotilla, tensione altissima: Crosetto «Rischi drammatici se sfidate Israele». Gli attivisti: «Tiriamo dritto su Gaza»
Il ministro Crosetto mette in guardia gli attivisti: “Rischi altissimi e irrazionali”. La Flotilla respinge le mediazioni, lascia Creta e punta dritta verso Gaza.
Crosetto: “Rischi altissimi, scelta irresponsabile”
L’incontro tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e una delegazione del Global Movement to Gaza non ha prodotto risultati. Nel faccia a faccia di domenica 28 settembre, Crosetto ha ribadito i pericoli legati alla missione della Global Sumud Flotilla, che intende raggiungere la Striscia di Gaza via mare.
«L’obiettivo dichiarato della Flotilla è quello di aiutare il popolo di Gaza, ma forzare un blocco navale con imbarcazioni civili espone a pericoli altissimi e irrazionali», ha detto il ministro. Un monito già espresso nei giorni scorsi, in linea con le posizioni del governo e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Crosetto ha chiarito che «la priorità resta la sicurezza» e che i risultati per i civili palestinesi si possono ottenere «attraverso canali umanitari e diplomatici già attivi». Ma gli attivisti hanno respinto l’invito: «La missione continua nella piena legalità delle acque internazionali», ha ribadito la portavoce Maria Elena Delia, che dopo l’incontro con Crosetto ha visto anche la segretaria del Pd Elly Schlein.
Avanzata verso Gaza tra defezioni e timori
Domenica la Flotilla ha lasciato Creta, nonostante alcune defezioni tra i partecipanti. «Siamo in acque internazionali. La situazione è rischiosa ma speriamo che le pressioni internazionali ci tutelino», ha spiegato Delia. Le imbarcazioni sono monitorate a distanza da droni e da una fregata della Marina, senza incidenti nelle ultime ore.
Il clima a bordo, però, resta teso. «Il prossimo attacco sarà micidiale, con feriti gravi e forse morti», ha dichiarato in un videomessaggio Stefano Bertoldi, comandante della barca Zefiro, già danneggiata da precedenti colpi di droni. Un allarme che ha alimentato i timori di uno scontro imminente con le forze israeliane.
Il fotoreporter lascia: “Troppo rischioso, non voglio diventare martire”
Tra i defezionisti c’è anche il fotoreporter Niccolò Celesti, che ha deciso di interrompere la traversata dopo la sosta a Creta. «Non dovevamo entrare nelle acque territoriali di Gaza. L’obiettivo era smuovere le coscienze restando in acque internazionali», ha spiegato.
Celesti ha definito «un errore» la decisione di voler forzare il blocco navale: «In quella zona la legge internazionale non funziona, ci si mette nelle mani di un esercito che sta compiendo un genocidio». Il giornalista ha aggiunto: «Non sono venuto qui per martirizzarmi senza razionalità». Aveva proposto un’alternativa, seguire il trasferimento degli aiuti da Cipro al confine con Gaza, ma la sua richiesta è stata respinta.
Israele: “Non è aiuto umanitario, ma provocazione”
Da Gerusalemme arriva la condanna ufficiale: «La flottiglia ha respinto la proposta del governo italiano e del Vaticano di scaricare gli aiuti a Cipro e trasferirli pacificamente a Gaza, dopo aver rifiutato due alternative israeliane», si legge in una nota diffusa su X. «È chiaro: non si tratta di aiuti, ma di una provocazione per servire Hamas».
Con la rotta puntata verso Gaza, la tensione cresce di ora in ora: la missione rischia di trasformarsi in un drammatico confronto.
