Soumahoro sogna il “partito islamico”: dal simbolo dei braccianti alle polemiche politiche
L’ex deputato Aboubakar Soumahoro, tra proposte di legge sull’Eid al-Fitr e sostegno a liste islamiche, al centro di un duro scontro politico con accuse di “deriva religiosa”.
Da simbolo dei braccianti alle accuse della Lega
Un tempo ritratto a Montecitorio con gli stivali infangati come simbolo della lotta dei braccianti, oggi Aboubakar Soumahoro è al centro di una controversia politica che travalica il suo passato sindacale. L’europarlamentare leghista Silvia Sardone, in un video pubblicato su Instagram, lo accusa di “riciclarsi come leader di un partito islamico”. Il riferimento è alla sua esperienza a Monfalcone (Gorizia), dove il movimento Italia Plurale ha sostenuto una lista quasi interamente composta da candidati musulmani: 19 su 20, con il candidato sindaco Bou Konate. Una scelta che, secondo la Lega, rappresenta il segnale di un progetto più ampio, volto a introdurre in Italia un partito basato su appartenenze etnico-religiose.
L’esperimento, però, si è rivelato un flop elettorale: appena il 2,94% dei consensi (343 voti), contro il trionfo del centrodestra che con il 70,87% ha riconfermato sindaca Anna Maria Cisint, nota per le sue politiche restrittive in tema di immigrazione e integrazione.
La proposta di legge sull’Eid al-Fitr
Nonostante la débâcle elettorale, Soumahoro ha rilanciato sul piano istituzionale. A febbraio ha depositato alla Camera una proposta di legge per istituire come festività nazionale l’Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan, accompagnandola con la petizione popolare “Un passo insieme – Eid per la convivenza”. “In Italia vivono circa tre milioni di musulmani, di cui un milione e mezzo cittadini italiani. Riconoscere la loro festa come giornata civile nazionale significa rafforzare il principio di uguaglianza tra tutte le confessioni”, ha dichiarato.
L’iniziativa ha acceso lo scontro politico: per Sardone si tratta di “un inchino all’Islam da parte della sinistra”. Sui social, diversi utenti hanno parlato di “precedente pericoloso” e di tentativo di cambiare l’identità culturale del Paese introducendo simboli religiosi nello spazio pubblico nazionale.
Il peso delle vicende giudiziarie e il dibattito sulla laicità
La nuova fase politica di Soumahoro si intreccia con le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua famiglia. La moglie, la suocera e alcuni parenti sono infatti rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta, frode fiscale e autoriciclaggio nella gestione delle cooperative Karibu e Consorzio Aid, impegnate nell’accoglienza dei migranti. Pur non essendo indagato, Soumahoro ha subito un duro contraccolpo mediatico, con accuse di perdita di credibilità.
Il caso solleva un tema più ampio: il rapporto tra religione e politica. La Costituzione italiana tutela la libertà di culto e l’uguaglianza dei cittadini, ma sancisce anche il principio di laicità dello Stato, che dovrebbe tenere distinte le finalità religiose da quelle politiche. Da qui le critiche del centrodestra, che vedono nel progetto di Soumahoro il rischio di una deriva identitaria, mentre i sostenitori parlano di inclusione e pari diritti.