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Gentiloni sfida Schlein: il Pd si prepara alla resa dei conti

Dopo la sconfitta nelle Marche, l’ex premier Paolo Gentiloni diventa il nome su cui punta l’ala moderata del Pd per contrastare la segreteria di Elly Schlein.

Il rientro di Gentiloni nello scenario dem

La pesante sconfitta elettorale nelle Marche ha aperto una nuova fase dentro il Partito Democratico. A emergere con forza è il possibile ritorno in campo di Paolo Gentiloni, ex commissario europeo ed ex presidente del Consiglio. Figura di prestigio e profilo istituzionale, Gentiloni viene visto dai riformisti come il volto capace di ricompattare le diverse anime interne e di rappresentare un’alternativa credibile alla leadership di Elly Schlein. La sconfitta marchigiana, unita alle difficoltà che si profilano anche in Calabria, potrebbe accelerare la resa dei conti nel partito.

I riformisti guardano a Gentiloni

All’interno dell’area riformista cresce l’insoddisfazione verso Stefano Bonaccini, considerato ormai troppo debole per contendere la guida del Pd. Le divisioni tra i giovani riformisti rendono difficile una sintesi unitaria, motivo per cui la figura di Gentiloni appare sempre più come un collante naturale. L’appuntamento decisivo sarà il 24 ottobre, quando si terrà la convention di Energia Popolare, movimento che raccoglie gran parte dei moderati democratici. In quell’occasione, personalità come Graziano Delrio, Lorenzo Guerini e Pina Picierno dovrebbero spingere apertamente per il ritorno dell’ex premier. Un nome che resta punto di riferimento anche per esponenti di primo piano come Dario Franceschini e Roberto Speranza.

Verso un nuovo Pd moderato

Lo scenario che si delinea è quello di una possibile spaccatura interna tra l’anima riformista e la linea più spostata a sinistra incarnata da Schlein e dall’alleanza con il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Per i riformisti, il rilancio di Gentiloni rappresenterebbe la carta per costruire un Pd moderato e istituzionale, in grado di contendere al centrodestra la leadership politica del Paese. Stavolta, dicono in molti, potrebbe davvero essere la volta buona per rimettere in discussione gli equilibri interni al partito e avviare un cambio di rotta.