Lega, crollo in Toscana: solo il 4,38%. Vannacci nella bufera, Zaia minaccia l’addio
Il flop del generale scuote il Carroccio: accuse interne a Salvini e tensioni con Zaia, pronto a lasciare. Schlein ironizza: “Se questo è l’effetto Vannacci…”
La disfatta in Toscana: numeri impietosi per la Lega
La Lega subisce una delle peggiori sconfitte della sua storia recente in Toscana, fermandosi a un misero 4,38%. Un risultato che colloca il partito alle spalle non solo di Forza Italia (6,17%) e Alleanza Verdi Sinistra (7,1%), ma persino di Toscana Rossa, ferma al 4,51%. Peggio ancora, il Carroccio si trova appena quattro centesimi sopra il Movimento 5 Stelle. Un tracollo inatteso, che ha travolto anche il suo protagonista principale: il generale Roberto Vannacci, vicesegretario del partito e simbolo della campagna elettorale leghista nella regione.
Il partito ha ottenuto appena 54 mila preferenze, meno della metà delle 102 mila conquistate alle Europee del 2024. “Chi non ha votato, un toscano su due, non si lamenti dopo”, ha scritto Vannacci su Facebook, tentando di attribuire parte della colpa all’astensionismo. Ma il dato resta impietoso: la Lega ha raccolto meno voti rispetto a regioni come le Marche (7,3%) e la Calabria (9,4%), scendendo addirittura sotto il livello delle ultime politiche (6,5%). Un disastro, se si pensa che nel 2020 la candidata Susanna Ceccardi aveva portato il partito al 21%, e nel 2015 Claudio Borghi lo aveva fatto arrivare al 16%.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha commentato ironicamente il tonfo: “Se questo è l’effetto Vannacci, speriamo che continui”. Ma la vera tempesta è tutta interna al Carroccio.
Vannacci sotto accusa e il malcontento nel partito
Dietro le quinte della Lega il clima è incandescente. Molti dirigenti puntano il dito contro Matteo Salvini, reo di aver imposto Vannacci come volto di punta della campagna elettorale. “Ha distrutto il partito”, è l’accusa che circola tra le sezioni. La gestione della campagna, infatti, è stata definita “disastrosa”: l’esclusione dalle liste di figure storiche come Susanna Ceccardi e Giovanni Galli ha alimentato fratture e addii a livello locale.
“È stato distrutto un partito per regalare un posto agli amici di Vannacci”, ha dichiarato Alessandro Santini, ex capogruppo della Lega a Viareggio. Anche il candidato di Fratelli d’Italia, Alessandro Tomasi, non ha risparmiato critiche indirette, sottolineando come “qualcosa non abbia funzionato” e che “le analisi dovranno farle loro, su come hanno deciso di impostare la campagna e comporre le liste”.
Intanto Vannacci, che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita identitaria del partito, è ora visto da molti come il simbolo del fallimento. E il risultato toscano rischia di pesare anche sulle prossime sfide elettorali in Veneto e Campania, dove le tensioni interne sono ormai esplose.
Zaia contro Salvini: “Se sono un problema, lo diventerò davvero”
Il governatore del Veneto, Luca Zaia, è sempre più lontano dalla linea di Matteo Salvini. Il veto di via Bellerio alla possibilità di inserire il suo nome (“Zaia”) nel simbolo elettorale della Lega ha riacceso lo scontro interno. “Mi è stato detto che non ci sarà la scritta sotto lo spadone”, ha confidato ai suoi. “Il veto non arriva da Fratelli d’Italia, ma da dentro il partito.”
Un segnale di rottura evidente, tanto che lo stesso Zaia ha lasciato intendere una possibile uscita dal Carroccio. “Vedrò dove impegnarmi in futuro… Se sono un problema, lo renderò reale. Voglio rappresentare fino in fondo i veneti”, ha detto ai cronisti. Poi, con tono tagliente: “La campagna elettorale sarà purificatoria: lì si vedono i numeri, chi conta e chi ha parlato troppo. Io sono ancora vivo. La Lega chissà.”