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Pignoramenti senza passare dal giudice: la proposta della destra divide il Parlamento

Il centrodestra spinge per una legge che consente di pignorare i beni dei debitori dopo 40 giorni, senza passare da un giudice. Pd e M5S: “Colpo ai più fragili”.
La proposta della Lega che fa discutere
Una proposta di legge firmata dalla Lega sta accendendo il dibattito politico e sociale. Il testo, già approvato con tutti gli emendamenti in commissione Giustizia del Senato, prevede la possibilità per i creditori di avviare pignoramenti senza passare da un giudice. Basterà che l’avvocato del creditore invii una lettera al debitore, che avrà 40 giorni di tempo per saldare il debito o presentare opposizione. Se non risponde entro la scadenza, scatterà automaticamente la procedura di pignoramento, senza controllo giudiziario.
La norma riguarda i debiti di qualunque tipo – dalle bollette arretrate ai prestiti con finanziarie – con l’unica eccezione dei mutui bancari. L’obiettivo dichiarato del provvedimento è semplificare e velocizzare la riscossione dei crediti, ma le opposizioni denunciano un rischio enorme per i cittadini.

Come cambierebbe la procedura dei pignoramenti
Oggi, per ottenere un pignoramento, il creditore deve rivolgersi a un giudice civile o di pace, che valuta la documentazione e decide se emettere un decreto ingiuntivo. Solo dopo questo passaggio si può procedere al recupero del credito, e il debitore ha diritto a presentare ricorso.
La riforma proposta dalla Lega, a prima firma della senatrice Erika Stefani, taglia invece fuori il giudice da questa fase. “Il sistema è farraginoso e poco funzionale”, si legge nella relazione, “e finisce per far perdere fiducia ai creditori nel sistema della giustizia civile”. In sostanza, si vuole “superare il preventivo filtro del giudice civile”, affidando all’avvocato del creditore il potere di avviare l’esecuzione forzata.
Sarebbe quindi il legale a verificare la fondatezza del debito e a gestire la procedura, con l’obbligo di rispettare le regole deontologiche e la responsabilità civile in caso di errori. Ma secondo molti esperti, si tratta di un rovesciamento dei principi di garanzia su cui si fonda lo Stato di diritto.

Le critiche di opposizioni e consumatori
Sarà devastante per i soggetti più fragili”, ha dichiarato Leonardo Cecchi, coordinatore del Tavolo parlamentare sul sovraindebitamento del Partito Democratico. “Anziani, persone poco alfabetizzate o in difficoltà economica rischiano di subire pignoramenti senza neanche capire come difendersi”. Cecchi ha parlato di “Far West giuridico”, denunciando il rischio di truffe e abusi da parte di aziende e società di recupero crediti.
Dello stesso tenore le parole di Ada Lopreiato, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia: “Il governo Meloni, invece di aiutare chi non riesce a pagare le bollette, pensa a rendere più facile il pignoramento. È una misura inaccettabile, che non affronta le cause del caro vita ma punisce i più deboli”.
L’opposizione chiede di fermare l’iter, ma la maggioranza sembra intenzionata a portare il ddl in Aula entro poche settimane. Manca solo il voto finale della commissione e il parere della Bilancio prima del passaggio all’Aula del Senato.

Le esclusioni e i tempi di attuazione
La legge non si applicherebbe ai debiti bancari, ma resterebbero inclusi i crediti finanziari e quelli verso società energetiche e di servizi. Il testo limita inoltre la procedura ai debiti di competenza del giudice di pace, cioè fino a 10.000 euro. Tuttavia, i critici avvertono che proprio questa soglia coinvolgerebbe milioni di famiglie italiane in difficoltà.
Se approvata, la norma entrerebbe in vigore non prima del 2026, dopo l’emanazione di un decreto attuativo del Ministero della Giustizia. Ma l’accordo politico tra i partiti di governo è già chiuso, e per molti osservatori si tratta solo di questione di tempo prima che il “pignoramento senza giudice” diventi realtà.