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Elly Schlein respinge la rivalità con Salis: “Un altro trucco del patriarcato”

La leader del Pd risponde con fermezza alle domande su una possibile rivalità con Silvia Salis. “Lavoriamo di squadra, non c’è tensione”.

La replica di Schlein: “Un gioco patriarcale per dividerci”

Durante un evento organizzato a Roma dal quotidiano Domani, Elly Schlein è stata incalzata da Emiliano Fittipaldi su un tema che da giorni agita il dibattito nel centrosinistra: “Se al referendum dovessero vincere i sì, Silvia Salis può diventare la nuova leader del centrosinistra?”.
La risposta della segretaria del Partito Democratico è arrivata con freddezza e determinazione: “Questo è un gioco molto diffuso nelle società patriarcali: mettere donne contro altre donne, nonostante abbiano dimostrato di saper lavorare di squadra”.
Un’affermazione che ha scatenato un lungo applauso in sala e che suona come un messaggio diretto a chi, dentro e fuori il Pd, cerca di costruire l’ennesima contrapposizione interna.

“Sarà Meloni a politicizzare il referendum”

Schlein, proseguendo nel suo intervento, ha poi spostato l’attenzione sul tema del referendum sulla giustizia, ribadendo che la vera partita politica si gioca altrove: “Sarà Giorgia Meloni a politicizzare questo referendum, perché altrimenti dovrebbe spiegare in che modo la riforma della giustizia può migliorare la vita degli italiani”.
Una frecciata diretta alla premier, accusata dalla leader dem di usare ogni appuntamento istituzionale come terreno di scontro elettorale.

Salis: “Schlein può battere Meloni, io resto a Genova”

Da parte sua, Silvia Salis – vicepresidente vicaria del Coni e candidata a sindaca di Genova – aveva già smorzato le voci di rivalità due settimane fa, ospite di Giovanni Floris a DiMartedì: “Tra me ed Elly non c’è alcuna tensione, c’è spirito di squadra e sostegno reciproco”.
E lo ha ribadito anche a Otto e Mezzo su La7: “Per ora voglio fare la sindaca di Genova. Ma con una coalizione unita e forte, Elly Schlein può battere Giorgia Meloni”.
Dal Nazareno, intanto, trapela ottimismo: nessuna competizione interna, solo una strategia comune. Anche se, nel Pd, la storia insegna che le ambizioni personali raramente restano sopite a lungo.