Italia & Dintorni

“Meloni votata per credibilità, non per make-up”: il j’accuse di Feltri contro Galimberti

Le parole di Vittorio Feltri contro l’analisi di Umberto Galimberti diventano un caso politico: al centro la figura di Giorgia Meloni e il suo consenso crescente.

Feltri contro Galimberti: “Ridicolo dire che Meloni vince per il trucco”

Nella sua risposta pubblica, Vittorio Feltri interviene con toni netti contro l’interpretazione data dal filosofo Umberto Galimberti, secondo cui il successo politico di Giorgia Meloni sarebbe legato anche alla cura estetica. L’editorialista liquida questa tesi come una “sciocchezza”, sostenendo che si tratti dell’ennesimo tentativo della sinistra di spiegare un fenomeno che non riesce ad accettare. Feltri rico­ntra­sta l’idea che gli italiani possano aver scelto il presidente del Consiglio “in base alla sfumatura degli occhi”, definendola un insulto rivolto agli elettori stessi. Nel suo ragionamento evidenzia come la diffusione di tali teorie serva soltanto a chi, nel campo progressista, fatica a fare i conti con gli errori strategici e con l’incapacità di intercettare il malessere di una parte del Paese. Il giornalista rimarca come tali posizioni siano circolate non per valore analitico, ma perché rassicurano chi non vuole riconoscere il radicamento del consenso verso la leader di Fratelli d’Italia.

La tesi di Feltri: “Meloni cresce perché coerente, non perché truccata”

Nel suo ragionamento, Feltri insiste su un punto: la forza politica di Giorgia Meloni risiede nella coerenza dimostrata negli anni. Spiega che il consenso ottenuto non solo è rimasto stabile dopo l’ingresso a Palazzo Chigi, ma è addirittura aumentato, fatto definito “rarissimo” nella politica italiana contemporanea. Per Feltri, questo elemento è ciò che manda in crisi molti analisti, incapaci di comprendere perché un leader aumenti i voti durante il governo invece di perderli, come la storia recente sembrerebbe suggerire. Da qui parte anche la critica agli ambienti che riducono il successo della presidente del Consiglio a una questione estetica. L’editorialista ironizza infine sulle scelte di immagine di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, affermando che nemmeno i consigli di un’armocromista sono riusciti a invertire le difficoltà elettorali del partito. Secondo Feltri, l’immagine conta sì, ma resta un aspetto secondario rispetto a credibilità, chiarezza di linguaggio e capacità di trasmettere affidabilità.

Il confronto con Berlusconi e la difesa della leadership di Meloni

Feltri richiama anche l’esempio di Silvio Berlusconi, ricordando come l’ex presidente del Consiglio avesse compreso per primo in Italia l’importanza della comunicazione visiva, incluso il trucco televisivo. Ma chiarisce che gli italiani non lo votarono “per il fondotinta”, bensì per il modo diretto con cui si rivolgeva al Paese. Da qui, Feltri generalizza: presentarsi in ordine è una forma di rispetto verso gli altri, ma non può sostituire la sostanza politica. Il suo messaggio finale è rivolto a chi continua a minimizzare il consenso verso Giorgia Meloni: Feltri sostiene che la leader di governo abbia dimostrato competenza e solidità anche nei momenti critici in cui altri sarebbero crollati. Per l’editorialista, gli italiani percepiscono questa tenuta e la premiano, mentre chi continua a ridurre tutto a un gioco di immagine tenta semplicemente di sminuire un risultato che molti non riescono a comprendere né ad accettare.