Lega, scintille interne: Vannacci risponde a Zaia, “Non sono un militante qualsiasi, sono il suo vicesegretario”
Il generale replica al governatore del Veneto e rivendica il suo ruolo nella Lega, prendendo le distanze dall’idea di essere un semplice militante.
Le parole di Vannacci e la replica alle frasi di Zaia
Il generale Roberto Vannacci è tornato al centro del dibattito interno alla Lega dopo le recenti dichiarazioni del presidente del Veneto Luca Zaia, che lo aveva definito “un militante come tanti”. Parole che non sono passate inosservate, spingendo Vannacci a ribadire la propria posizione all’interno del partito e a sottolineare un ruolo che, a suo dire, il governatore avrebbe dimenticato. “Zaia forse non ha capito probabilmente alcune questioni e forse non si ricorda neanche che sono anche vicesegretario del partito, il suo vicesegretario”, ha affermato il generale, precisando la sua posizione nella struttura del Carroccio.
Lo scambio, arrivato dopo mesi di tensioni indirette e dichiarazioni dai toni non sempre concilianti, conferma che tra i due non c’è mai stato un vero rapporto politico. Lo stesso Vannacci ha ricordato di non aver mai avuto un confronto approfondito: “Mai incontrato in vita mia Zaia, ci siamo stretti la mano due o tre volte. Non abbiamo mai avuto uno scambio di opinioni in maniera approfondita”.
Il generale rivendica il suo profilo e respinge l’etichetta di dissidente
Interrogato sul tema dei dissidenti all’interno della Lega, Vannacci ha risposto che non intende essere etichettato come tale. “Spero di non essere l’unico non dissidente. Ho sempre rifuggito la normalità, non mi piace essere accomunato, costretto all’interno di una gabbia dove tutti sono omologati”, ha dichiarato. Il generale ha spiegato di essere sempre stato caratterizzato da un approccio personale, legato alla sua esperienza e al suo percorso fuori dagli schemi. Da qui la volontà di essere riconosciuto per le sue caratteristiche e non ridotto a una figura interna al partito priva di autonomia.
Sulla questione delle presunte epurazioni nel Carroccio, Vannacci ha glissato, sottolineando di non avere una conoscenza storica dell’evoluzione interna della Lega. “Non lo so, io non sono uno storico della Lega e vi faccio parte da 12 mesi. Guardo molto al futuro piuttosto che al passato”, ha commentato, rimarcando il suo ingresso recente nella struttura politica e la sua volontà di guardare avanti senza aprire polemiche sulle dinamiche interne che hanno caratterizzato il movimento negli anni.
Uno scontro simbolico che si intreccia con le strategie del partito
La presa di posizione del generale giunge in un momento in cui la Lega sta ridefinendo le sue priorità e il suo assetto interno. Le parole di Zaia, una delle figure più popolari del partito, e quelle di Vannacci, considerato il volto più identitario e divisivo degli ultimi mesi, mostrano due approcci differenti al ruolo dei dirigenti e alla comunicazione politica. Le loro posizioni restano simboliche di due anime della Lega che, pur senza conflitto diretto, faticano a trovare un equilibrio completamente condiviso.