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Vasto, la separazione imposta e le parole della madre che emozionano l’Italia, “Non lascio i miei figli”

Una madre australiana vive a pochi metri dai suoi tre figli, ma non può abbracciarli: una regola imposta dopo il provvedimento del Tribunale dei minorenni de L’Aquila.

La notte divisa tra due piani

La voce di Catherine Birmingham, 45 anni, arriva spezzata da una distanza che non è geografica ma emotiva. La donna, trasferita in una struttura protetta di Vasto insieme ai suoi tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — racconta ore che definisce “irreali”, segnate da una separazione imposta dal provvedimento del Tribunale dei minorenni de L’Aquila.

“Siamo nello stesso edificio, ma non possiamo stare insieme. Io sono al piano di sopra, i miei bambini di sotto”, ha dichiarato al quotidiano abruzzese Il Centro, spiegando di averli potuti vedere solo per pochi minuti nella serata precedente, poco prima che si addormentassero.

Il distacco quotidiano, dice, segue regole precise: “Stamattina ho fatto colazione con loro, poi l’operatrice mi ha detto: ‘Per favore, vada di sopra’. È la regola. Qui sono gentili, ma devono rispettare l’ordine del giudice”. Una routine che la madre vive come una frattura costante, dopo aver lasciato il loro nido nel bosco di Palmoli, dove la famiglia aveva costruito una vita dal ritmo lento e isolato.

Il blitz nella casa nel bosco e lo shock dei genitori

Il momento del prelievo, quello che Catherine definisce il più traumatico, continua a risuonarle in testa. “È stato uno shock totale, tutto troppo veloce. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutare gli animali. Nathan e io non abbiamo avuto tempo per nulla”, ha aggiunto la 45enne parlando dell’intervento delle autorità nella casa immersa nei boschi.

La vicenda della famiglia ha attirato l’attenzione pubblica nelle scorse settimane, dopo che erano emerse le condizioni di vita nel loro rifugio isolato e le valutazioni dei servizi sociali sulle necessità dei minori.

Parallelamente, il padre Nathan, attraverso altre dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi, ha manifestato incredulità per un provvedimento che considera sproporzionato, sostenendo di non comprendere in che modo siano stati messi in pericolo i suoi figli.

La scelta di restare e l’attesa del prossimo incontro

Oggi Catherine si muove tra regole rigide, sale separate e momenti concessi dal personale, mentre tenta di stabilire una normalità dentro una situazione che definisce innaturale.

Le è stato spiegato che potrebbe andare via, che legalmente non è trattenuta, ma la sua risposta è stata immediata: “Potrei andare via, sono libera, sono a posto con la legge. Ma non voglio. Io non lascio i miei bambini. Resto qui, al piano di sopra, aspettando ogni momento in cui potrò vederli ancora”.

Ogni incontro, ogni gesto, ogni sguardo con i figli rappresenta per lei un ancoraggio in un tempo sospeso, mentre la vicenda resta al centro di un dibattito acceso sulle decisioni dei magistrati minorili e sulle condizioni che hanno portato alla misura di protezione.