Regionali 3-3: perché il Pd parla di trionfo, “Partita aperta per il 2027”
I dem esultano per Puglia e Campania ma sorvolano sui crolli in Veneto, Abruzzo e Calabria, mentre i vertici parlano di “vittoria” e di corsa verso il 2027.
Pd esulta, ma i numeri raccontano altro
Nel day-after delle elezioni regionali, il Partito Democratico si presenta più trionfante che prudente.
Nonostante un risultato complessivo che certifica un sostanziale pareggio — tre regioni al centrosinistra e tre al centrodestra — i dirigenti dem interpretano le vittorie in Puglia e Campania come la prova di una svolta nazionale.
Il responsabile dell’Organizzazione del partito, Igor Taruffi, collegato con La7, parla di un centrosinistra “testardamente unitario” e afferma che la coalizione composta da Pd, M5s, Avs e Riformisti “sta portando risultati”.
Convinto che la strada sia ormai segnata, aggiunge: “Sono certo che arriveremo alle politiche insieme e che ci giocheremo la vittoria fino alla fine”.
Per Taruffi, l’obiettivo è chiaro: “Vogliamo vincere le elezioni e tornare al governo”.
Taruffi ignora sconfitte pesanti
Nelle sue dichiarazioni, però, il dirigente dem evita accuratamente di soffermarsi sui dati meno favorevoli.
In Veneto il centrosinistra aveva ottenuto il 17% alle ultime regionali: ora supera il 30%, un avanzamento che Taruffi bolla come “recupero reale”, pur ammettendo la sconfitta.
Nella narrazione dem scompaiono invece i risultati ben più duri registrati nelle recenti tornate in Abruzzo e Calabria, regioni dove il centrosinistra non ha mai realmente insidiato la maggioranza avversaria.
Eppure, secondo Taruffi, “la partita per il 2027 è apertissima”.
Le reazioni entusiaste di Ascani e Corrado
Alle parole del responsabile dell’Organizzazione si aggiungono quelle di altre figure di spicco del Pd.
Anna Ascani celebra i risultati meridionali definendoli “bellissimi”, ringraziando Antonio Decaro e Roberto Fico per le vittorie in Puglia e Campania, e accusando la destra di essere “arrogante e incapace”.
Sulla stessa linea anche Annalisa Corrado, che sostiene che i risultati “parlano chiaro: la riscossa parte dal Sud”.
Secondo l’europarlamentare, la maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni sarebbe stata “smentita proprio nei territori più colpiti dalle sue politiche fallimentari”.
Corrado insiste poi sulla narrazione dell’unità: “La linea testardamente unitaria di Elly Schlein ha pagato: uniti si vince”.
Il Veneto come rivincita simbolica
Nel racconto dem persino la sconfitta più evidente diventa un passo avanti.
Il risultato di Giovanni Manildo in Veneto, regione storicamente distante dal centrosinistra, viene presentato come una sorta di “vittoria politica”: non nei numeri, ma nel segnale che — secondo la dirigenza — indicherebbe un possibile riavvicinamento degli elettori.
La lettura ufficiale è che, quando il Pd si presenta “unitario, solido e centrato sulle persone”, può ambire a riconquistare anche territori considerati inaccessibili.
