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Voto anticipato, la mossa di Meloni per blindare Palazzo Chigi, centrodestra in fibrillazione

Fonti interne vicine alla Meloni parlano di elezioni nel 2026 per sfruttare il possibile successo del referendum sulla Giustizia. Ma la legge elettorale frena i piani.

Un’ipotesi che agita il centrodestra

Secondo alcune ricostruzioni, la premier Giorgia Meloni starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate nel 2026, anticipando di alcuni mesi la scadenza naturale della legislatura.
L’indiscrezione nasce da valutazioni interne legate al possibile esito del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia, considerato un appuntamento potenzialmente favorevole alla coalizione.
Fonti citate sostengono che un voto anticipato consentirebbe a Meloni di capitalizzare l’eventuale risultato e di evitare le incognite dell’ultimo anno di mandato, periodo spesso considerato politicamente rischioso per ogni governo.
Un altro elemento sarebbe il rapporto interno con Matteo Salvini, che potrebbe utilizzare gli ultimi mesi della legislatura per accentuare le critiche verso Palazzo Chigi nel tentativo di recuperare consensi.
Per questo, si ipotizza che Meloni voglia blindare la legislatura chiudendola prima che tensioni interne possano diventare un problema politico.

I nodi che frenano il voto anticipato

La principale criticità riguarda la legge elettorale. Alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno ribadito la necessità di modificarla, introducendo la possibilità delle preferenze sulla scheda elettorale.
L’attuale sistema, il Rosatellum, prevede un mix proporzionale maggioritario, con il 37% dei seggi assegnato tramite collegi uninominali.
Nel 2022 il centrodestra vinse quasi ovunque, grazie alla divisione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Un’eventuale alleanza tra le due forze d’opposizione cambierebbe radicalmente gli equilibri nei collegi, soprattutto al Sud, mettendo in discussione molti dei seggi oggi in mano alla maggioranza.
Per questa ragione, una parte del centrodestra spinge per una riforma del sistema elettorale. Tuttavia, una modifica richiede tempo, confronto parlamentare e un consenso trasversale che al momento non appare scontato.

Perché la maggioranza guarda alla legge elettorale

L’esigenza di una riforma nasce anche dal timore che il quadro politico possa diventare più competitivo nei prossimi anni, rendendo meno sicuri i collegi uninominali.
Fratelli d’Italia oggi è stabile sopra il 30%, ma i rapporti di forza interni alla coalizione potrebbero evolvere.
La premier vuole evitare che una competizione interna o un riavvicinamento tra le opposizioni possa trasformare una maggioranza solida in un parlamento frammentato.
Da qui il ragionamento: intervenire ora, mentre i sondaggi restano favorevoli, per evitare un futuro scenario di incertezza.
Resta però un problema concreto: senza una nuova legge elettorale, la finestra del 2026 potrebbe non essere sufficiente per garantire un voto anticipato ordinato e politicamente conveniente.