Italia & Dintorni

“Checca inutile”: la Camera apre al giudizio su Sgarbi per l’insulto in tv a Casalino

La Giunta della Camera autorizza il procedimento contro Vittorio Sgarbi per le frasi rivolte a Rocco Casalino nel 2020, definite omofobe dai giudici.

Il voto della Giunta e le accuse contro Sgarbi

La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha votato all’unanimità a favore della richiesta della Corte d’Appello di Roma per procedere contro Vittorio Sgarbi, accusato di diffamazione ai danni dell’ex portavoce del premier Giuseppe Conte, Rocco Casalino. L’episodio risale al 30 gennaio 2020, quando l’allora deputato intervenne in diretta nella trasmissione “Stasera Italia”, in onda su Rete4, e rivolse parole pesantemente offensive verso diversi esponenti del governo dell’epoca. Al culmine dell’intervento, definì Rocco Casalino «una checca inutile». La procura ha ritenuto l’espressione un insulto omofobo e un attacco personale non giustificabile dal contesto politico. La Giunta ha respinto le richieste difensive, tra cui la tesi secondo cui le affermazioni fossero coperte dall’insindacabilità parlamentare, aprendo così la strada al successivo voto dell’Aula.

La precedente condanna e le motivazioni della difesa

Nel 2023 la vicenda aveva già portato a una condanna in primo grado per Vittorio Sgarbi, con il pagamento di una multa da mille euro, 3mila euro di spese processuali e un risarcimento civile stimato intorno a 50mila euro a favore di Rocco Casalino. Il critico d’arte, durante il processo, aveva sostenuto di non aver avuto intenzione offensiva e di aver utilizzato l’espressione come semplice sinonimo di “omosessuale”. Una tesi rigettata dai giudici, che hanno ritenuto il linguaggio utilizzato lesivo della dignità personale e non riconducibile all’ambito della critica politica. La difesa aveva inoltre sostenuto che il ruolo di parlamentare al momento dei fatti dovesse escludere la punibilità, argomento valutato e respinto dagli organi parlamentari incaricati. La decisione della Giunta rafforza l’impianto accusatorio in vista dei prossimi passaggi procedurali.

Il percorso ora passa alla Camera

Dopo il voto della Giunta, la questione sarà sottoposta all’esame dell’Assemblea della Camera, chiamata a esprimersi sull’autorizzazione definitiva a procedere. Solo dopo questo passaggio il processo potrà proseguire secondo le richieste della Corte d’Appello di Roma. Il caso riporta all’attenzione il tema dell’uso del linguaggio politico nei media e dei confini tra libertà di espressione e diffamazione, soprattutto quando il dibattito pubblico coinvolge figure istituzionali. La decisione dell’Aula determinerà se Vittorio Sgarbi dovrà rispondere nuovamente in giudizio per le affermazioni pronunciate durante la diretta televisiva.