Italia & Dintorni

Landini punge Sinner: “Bravo, ma dovrebbe pagare più tasse in Italia”

Il leader della Cgil, Landini, elogia Sinner, rilancia la patrimoniale e critica l’assenza di dialogo con il governo, accendendo il dibattito pubblico.

Landini, il giudizio su Jannik Sinner e il tema fiscale

Ai microfoni di Un giorno da pecora su Rai Radio 1, Maurizio Landini ha espresso una posizione inattesa sul tennis italiano, spiegando di apprezzare molto Jannik Sinner, pur preferendo – dal punto di vista tecnico – Lorenzo Musetti e Carlos Alcaraz, che ha definito “più divertenti” per stile di gioco.

Ha aggiunto: “Sinner? Mi piace, è molto bravo. Come tecnica però mi piacciono più Musetti, col suo rovescio, o Alcaraz: entrambi tecnicamente sono più divertenti. Ma la velocità, la concentrazione e la forza che ha Sinner lo rendono unico”.

Il segretario generale della Cgil ha poi collegato il discorso al tema fiscale e alla proposta di un prelievo all’1,3%, citando nuovamente il tennista. Ha dichiarato: “Credo che Sinner abbia la residenza a Montecarlo ma assolutamente sì, sui guadagni che ha in Italia.

D’altra parte se ho dieci milioni di euro e ne pago sessantamila di tasse, resto comunque ricco. Se uno ha tutti questi soldi lui rimane ricco ma così dà anche un contributo al Paese e lo fa funzionare meglio, questo potrebbe essere anche un elemento di cittadinanza”.

Ha poi scherzato sulla posizione del 24enne altoatesino, aggiungendo: “Gli basta vincere qualche torneo e ci rientra con gli interessi”. Le osservazioni hanno riacceso il dibattito sul peso delle imposte e sul ruolo dei grandi redditi nel finanziare i servizi pubblici, rinnovando uno dei temi centrali della discussione politica.

Le critiche alla politica e il caso Atreju

Nel prosieguo dell’intervista, Maurizio Landini ha affrontato anche la questione della mancata partecipazione ad Atreju, la festa organizzata da Fratelli d’Italia, spiegando che “quest’anno ad Atreju non mi hanno invitato, sono stato invitato gli anni precedenti e non sono andato”.

L’evento, che si chiuderà domenica 14 dicembre, è stato al centro di una riflessione più ampia del segretario sulla relazione tra governo e parti sociali. In diretta, ha infatti affermato:

“Quella è una festa, ma cosa cavolo c’è da festeggiare? Trovo singolare che non ci convocano a Palazzo Chigi a discutere dei problemi reali ma ci invitano a una festa quando non c’è niente da festeggiare”. Le sue parole hanno suscitato nuove reazioni nel dibattito politico, soprattutto in riferimento al confronto tra sindacati ed esecutivo.