Bari & Puglia cronaca

Processo bis per Giacomo Olivieri, l’accusa è di riciclaggio per comprare l’attico in via Melo da 570mila euro

L’accusa riguarda un attico da 570mila euro in via Melo, ritenuto acquistato con denaro illecito. Nuovo procedimento per Giacomo Olivieri e la moglie Maria Carmen Lorusso.

L’attico di via Melo e l’accusa di intestazione fittizia
Un attico nel cuore di Bari, in via Melo, al centro di un nuovo procedimento giudiziario. Secondo l’accusa, l’immobile sarebbe stato acquistato con denaro proveniente da reati di riciclaggio e intestato in modo fittizio alla moglie, Maria Carmen Lorusso. È questa la contestazione mossa nei confronti dell’avvocato ed ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, che fino al 26 febbraio 2024 viveva in quell’appartamento con la famiglia. Proprio in quella data, Olivieri è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso. Oggi l’attico è abitato dalla moglie, mentre lui si trova ai domiciliari a Parabita, dopo la condanna a nove anni di reclusione pronunciata al termine del processo “Codice interno”. Secondo il capo di imputazione, l’immobile, acquistato al prezzo di 570mila euro, sarebbe rimasto nella disponibilità effettiva di Giacomo Olivieri, nonostante la formale intestazione alla consorte.

I fondi contestati e il collegamento con altri procedimenti
Il nuovo processo nasce dagli accertamenti patrimoniali disposti sui beni di Giacomo Olivieri, già sottoposti a sequestro. L’ex politico è imputato per due ipotesi di autoriciclaggio e, insieme alla moglie Maria Carmen Lorusso, anche per trasferimento fraudolento di valori. Secondo la Procura, l’acquisto dell’attico sarebbe stato finanziato con somme provenienti da altri reati, in particolare dal crac Immoberdan, vicenda per la quale Olivieri è attualmente sotto processo. In quel procedimento gli viene contestato di aver percepito parcelle per circa 2,7 milioni di euro per attività professionali mai svolte, contribuendo al dissesto della società. Nell’inchiesta sul riciclaggio, invece, si contesta all’avvocato di aver utilizzato 340mila euro provenienti da quelle parcelle per il pagamento degli alimenti all’ex moglie. Le contestazioni delineano un quadro complesso di flussi finanziari che, secondo l’accusa, sarebbero stati reinvestiti per finalità personali.

Le onlus, l’udienza preliminare e la linea difensiva
Altri fondi sotto la lente degli inquirenti sarebbero quelli transitati dalla Fondazione Maria Rossi onlus, intestata alla madre di Giacomo Olivieri. In questa fondazione confluivano risorse derivanti dalle donazioni del cinque per mille e, secondo l’impostazione accusatoria, una parte di quelle somme sarebbe stata utilizzata per l’acquisto dell’attico di via Melo. Nella giornata di ieri si è aperta l’udienza preliminare nei confronti di Olivieri e della moglie Maria Carmen Lorusso, subito rinviata su richiesta della pm Bruna Manganelli, che ha chiesto tempo per esaminare la documentazione depositata dalla difesa. Gli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, che assistono Olivieri, sono in attesa delle motivazioni della sentenza di condanna per valutare l’impugnazione davanti alla Corte d’appello. L’ex consigliere regionale sostiene di poter dimostrare la liceità dell’intestazione dell’immobile e di non aver commesso alcun reato di riciclaggio. Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale, è a sua volta imputata nel procedimento per voto di scambio politico-mafioso.