Da Bari a Noicattaro, droga e mafia: la Procura invoca condanne fino a 20 anni
Alla sbarra i clan Misceo e Annoscia per traffico di droga e mafia. Chiesti 20 anni per Giuseppe Misceo, Luciano Saponaro ed Emanuele Grimaldi.
La guerra per le piazze di spaccio nell’hinterland barese
Arriva alla fase decisiva il maxi procedimento sulla sanguinosa contesa per il controllo delle piazze di spaccio tra Bari e Noicattaro, un conflitto che, secondo l’accusa, ha trasformato il traffico di droga in una vera economia criminale fondata su violenza, intimidazioni e gestione degli affari anche dal carcere. Davanti alla giudice Ilaria Casu, la Procura di Bari ha formulato richieste di condanna pesantissime nei confronti dei vertici e degli uomini di punta dei clan Misceo e Annoscia, ritenuti protagonisti di una lunga e feroce lotta per il predominio sul territorio. I pubblici ministeri Fabio Buquicchio, Daniela Chimienti e Domenico Minardi hanno chiesto 20 anni di reclusione per Giuseppe Misceo, detenuto nel carcere di Secondigliano e indicato come capo dell’omonimo clan egemone a Noicattaro. Stessa pena è stata invocata per Luciano Saponaro, descritto come dirigente, luogotenente e contabile dell’organizzazione, oltre che uomo di fiducia del boss, e per Emanuele Grimaldi, ritenuto il braccio armato del clan e dirigente del sottogruppo Patruno.
Le richieste di pena e il ruolo degli imputati
Le richieste della Procura delineano una struttura criminale articolata e gerarchica. Per Giuseppe Patruno, indicato come responsabile del sottogruppo Grimaldi, sono stati chiesti 13 anni di carcere, mentre per Domenico Anelli, ritenuto il cassiere del sodalizio e incaricato del trasporto della droga, la richiesta è di 12 anni di reclusione. Pene più contenute, pari a 3 anni e 4 mesi, sono state avanzate per i collaboratori di giustizia Domenico Porrelli e Mario Stefanelli. Il procedimento coinvolge complessivamente 69 imputati, di cui 52 hanno scelto il rito abbreviato. Per questi ultimi, le richieste di condanna vanno da un minimo di 3 anni fino a un massimo di 20 anni. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l’impianto accusatorio, i clan Misceo e Annoscia avrebbero gestito un vasto giro di spaccio capace di rifornire stabilmente diversi Comuni della provincia barese.
I canali della droga e i tentati omicidi contestati
Le indagini condotte da Guardia di finanza e carabinieri hanno ricostruito un flusso costante di droga acquistata dal clan Palermiti nei quartieri Japigia e Madonnella di Bari, trasferita nel quartier generale di Noicattaro e poi smistata verso Adelfia, Capurso, Triggiano, Gioia del Colle e Fasano. Nel processo sono contestati anche due tentati omicidi ritenuti centrali nella faida. Il primo risale al 3 marzo 2021, quando Luciano Saponaro e Luca Belfiore furono raggiunti da numerosi colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata; per quell’agguato, l’accusa individua in Giuseppe Annoscia il mandante e in Giuseppe Patruno l’esecutore materiale. Il secondo episodio riguarda Giuseppe Mazzei, esponente del clan Di Cosola: l’8 giugno 2012, a Noicattaro, Emanuele Grimaldi avrebbe esploso cinque colpi di pistola calibro 7,65 nel tentativo di ucciderlo, agendo, secondo l’accusa, su mandato di Mario Stefanelli. La prossima udienza è fissata per il 12 gennaio.
