Italia & Dintorni

Bersani contro tutti, stoccata a Schlein: “Prima l’esercito, poi i comandanti”

Pier Luigi Bersani boccia la manovra del governo, attacca Meloni ma soprattutto avverte il Pd: senza progetto e unità, parlare di leader e primarie è pericoloso.

La manovra bocciata e l’affondo sul governo

Duro con l’esecutivo, ma senza risparmiare nessuno. Pier Luigi Bersani, intervistato da La Stampa, liquida la legge di bilancio come una semplice “manovretta”, incapace di trasmettere al Paese i segnali necessari.
Secondo Bersani, in una fase in cui “il motore delle disuguaglianze va avanti a pieni giri” e le risorse sono limitate, sarebbe stato indispensabile assumere “il punto di vista di chi sta peggio”.
Un obiettivo che, a suo giudizio, la manovra non centra: “Non c’è un segnale sull’uguaglianza fiscale, sulla tenuta del welfare, sui diritti dei lavoratori, sulle nuove generazioni”.
E se davvero il Paese è costretto all’austerità o alla prudenza evocata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Bersani incalza: bisognava almeno intervenire con riforme che non costano, dal fisco al lavoro, dall’energia alla concorrenza, fino alla giustizia.

Giorgetti, Meloni e l’Europa nel mirino di Bersani

L’ex ministro non risparmia ironie nemmeno sugli equilibri interni al governo. “Se io fossi Giorgetti sarei già andato a casa”, afferma, aggiungendo però che proprio il titolare del Tesoro resta l’unico con una giustificazione: far quadrare i conti.
Ben diverso il giudizio sugli altri ministri: “Urso cosa può dire? E Salvini? E Lollobrigida? E tutti gli altri?”.
Lo sguardo si allarga poi all’Europa e al ruolo dell’Italia. Bersani si chiede se nel 2026 ci sarà il coraggio di costruire una leadership europea alternativa o se il Paese finirà per restare “suddito”.
Su Giorgia Meloni il giudizio è netto: difendere l’unanimità e non riuscire a contenere Matteo Salvini nelle sue posizioni filotrumpiane non lascia presagire un ruolo di riscatto europeo.

La stoccata a Schlein e al Pd

Ma le parole più pesanti arrivano quando Bersani guarda in casa propria.
Secondo l’ex segretario, nel campo del centrosinistra esiste già una base sociale ampia che non si riconosce nel governo. Il problema nasce “quando vai su per i rami”, dove emergono difficoltà e incomprensioni.
Il messaggio alla segretaria Elly Schlein è chiaro, anche se non esplicitamente nominato: “Prima di discutere dei comandanti, bisogna mettere insieme l’esercito”.
Serve un patto politico, un programma condiviso, non scorciatoie personalistiche. Bersani mette in guardia anche dall’ipotesi delle primarie: “Vanno bene se c’è un progetto unificante alle spalle, altrimenti possono non essere una buona idea”.