Alta tensione tra Pd e M5s, Guerini avverte: “Su difesa e Ucraina non si può ballare”
Lorenzo Guerini attacca la linea del Partito Democratico sull’alleanza con il Movimento 5 Stelle e avverte: senza una posizione chiara su difesa e politica estera non si vince.
Lorenzo Guerini rompe il silenzio sulla politica estera
Nel dibattito interno al Partito Democratico emerge con forza la voce di Lorenzo Guerini, deputato dem ed esponente di riferimento dell’area riformista.
Le sue parole segnano una presa di distanza netta dalla linea della segretaria Elly Schlein, soprattutto sul rapporto con il Movimento 5 Stelle e sulla costruzione di un’alleanza alternativa al centrodestra.
“Immaginare che un’alleanza possa ballare sulla politica estera, sulla difesa, sull’idea di Europa, significa non essere all’altezza di ciò che il momento storico richiede e indebolire la nostra credibilità nella sfida al centrodestra per il governo del Paese”, afferma Guerini, ponendo il tema della sicurezza internazionale come discrimine politico non negoziabile.
Secondo l’esponente dem, evitare il confronto su questi nodi non è una soluzione.
“Prima o poi bisognerà giungere a una discussione responsabile anche nel centrosinistra su un tema così delicato e decisivo come la politica di difesa e sicurezza.
Non farlo non risolve i problemi”, avverte, delineando una frattura sempre più evidente nel campo progressista.
Primarie e alleanze, il no alle scorciatoie
Per Lorenzo Guerini, l’unità delle opposizioni rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente.
“È stato importante unire le opposizioni, ma non basta”, chiarisce, respingendo l’idea che la costruzione di una coalizione possa prescindere da una piattaforma politica solida.
Sul tema delle primarie di coalizione, Guerini è altrettanto netto: “Le primarie possono essere lo strumento per decidere la leadership, non per risolvere le questioni politiche di un’alleanza”.
Una posizione che suona come un avvertimento diretto a chi immagina di superare le divergenze programmatiche affidandosi esclusivamente a meccanismi di selezione del leader.
Le parole del deputato riformista mettono in discussione l’attuale strategia del Pd, che sotto la guida di Elly Schlein ha intensificato il dialogo con il M5S, nonostante le distanze evidenti su politica estera, difesa e rapporti internazionali.
Ucraina e spese militari, lo strappo con il M5S
Il punto di rottura più evidente resta il sostegno all’Ucraina. Sul decreto relativo agli aiuti a Kiev, Guerini conferma la linea del Pd:
“So di certo che il Pd voterà a favore della conversione del decreto, nonostante il desolante balletto del centrodestra di queste settimane: il sostegno all’Ucraina è molto più importante delle evidenti divisioni della maggioranza”.
Diversa, invece, la posizione del Movimento 5 Stelle, che durante la maratona notturna sulla manovra alla Camera dei Deputati ha presentato un ordine del giorno contro le spese per la difesa.
In quel frangente, sette deputati del Pd hanno votato contro la proposta pentastellata, mentre il resto del gruppo si è astenuto. Una scelta che Guerini rivendica senza esitazioni.
“Ho condiviso pienamente la scelta dei sette colleghi che hanno votato no”, spiega, definendola “una chiara posizione di merito” ma anche “un segnale rispetto a un metodo che non è accettabile: basta a posizionamenti il cui unico intento è provare a mettere in difficoltà l’alleato più grande”.
La conclusione è un monito politico: “Credo sia il momento che tutti lo capiscano se vogliamo provare a vincere le prossime elezioni”. Una frase che fotografa un Pd attraversato da tensioni profonde, con la questione della difesa destinata a diventare uno spartiacque decisivo nel rapporto con il M5S.
