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Vannacci rompe con la linea di Meloni: “Chi pensava di zittirmi si sbagliava, vado avanti”

Roberto Vannacci contesta la linea di Giorgia Meloni sull’Ucraina, parla di strategia contraddittoria e rivendica autonomia politica nonostante il ruolo nella Lega.

Roberto Vannacci contro Giorgia Meloni sulla strategia Ucraina

Lo scontro politico si consuma apertamente sul dossier Ucraina. Roberto Vannacci respinge l’idea di uno scontro personale con Giorgia Meloni, ma rivendica il diritto di replica dopo essere stato chiamato in causa dalla presidente del Consiglio in conferenza stampa.

“È lei che mi ha chiamato in causa in conferenza stampa, dunque devo risponderle: la sua strategia è contraddittoria”, afferma il vicesegretario della Lega, forte delle oltre 500mila preferenze raccolte alle elezioni europee.

Il generale non arretra di un millimetro e chiarisce la propria linea: “Se qualcuno pensava di addomesticarmi, si sbagliava.

Il no al decreto Ucraina? Io vado avanti per la mia strada, chi mi ama mi segua”. Parole che certificano una frattura politica che va oltre il dissenso tattico.

Il decreto Ucraina e le tensioni nel centrodestra

Il tema dell’invio di armi continua a creare tensioni nel centrodestra.

Mentre Giorgia Meloni prova a mantenere una linea di equilibrio, con aperture diplomatiche verso Mosca, una parte della Lega minaccia di non votare il decreto su Kiev.

Roberto Vannacci è netto: il provvedimento va affossato. Proprio per questo, secondo diverse ricostruzioni parlamentari, la premier avrebbe rivolto una dura reprimenda al generale, ricordandogli che, da militare, dovrebbe conoscere il concetto di deterrenza.

Per evitare fughe in avanti, Matteo Salvini ha convocato deputati e senatori del partito con un messaggio su WhatsApp, fissando una riunione all’alba di giovedì.

Formalmente un incontro motivazionale di inizio anno, ma la coincidenza con l’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto sul decreto in Parlamento rafforza l’idea che il leader del Carroccio intenda dare indicazioni precise su un passaggio politico delicato.

“Deterrenza e armi non sono la stessa cosa”

Roberto Vannacci insiste nel distinguere i piani. “Da generale, non faccio confusione tra concetti distinti: quello di deterrenza e quello di invio di armi in un conflitto in corso il cui esito, a meno di un coinvolgimento diretto di Nato e Ue, appare scontato”, afferma.

Poi affonda il colpo: “È contraddittorio inviare armi e poi affermare che non è opportuno l’invio di uomini sul terreno, perché a fronte di una potenza come la Russia non sarebbero mai abbastanza”.

Nel mirino finisce anche l’accordo di Parigi sulle garanzie di sicurezza, sottoscritto da Giorgia Meloni: “La solita tiritera che non porta a nulla e che non verrà accettata dai russi”. Il riferimento è alla posizione di Maria Zakharova, ma il generale chiosa con sarcasmo:

“Non c’era bisogno della sfera di cristallo per capirlo, basta avere un diploma di scuola superiore”. Una presa di posizione che conferma la volontà di Vannacci di non allinearsi e di mantenere una linea autonoma, anche a costo di mettere in difficoltà il proprio schieramento.