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Cessione Juventus, Salvini attacca Elkann: “Ha già fatto danni enormi all’Italia”

Sulla Juventus esplode lo scontro politico: Matteo Salvini rilancia la legge Lega sui tifosi azionisti e attacca John Elkann, mentre Carlo Calenda rincara la dose.

Salvini rilancia la legge Lega e apre ai tifosi azionisti

Il tema del futuro della Juventus diventa terreno di scontro politico. A margine di un’iniziativa della Lega alla Bocciofila Martesana di Milano, il vicepremier Matteo Salvini interviene sull’ipotesi di una possibile cessione del club bianconero, attribuita nelle ultime ore a indiscrezioni su John Elkann. Un’ipotesi successivamente smentita da Exor, che ha ribadito la volontà di non vendere la società.

«Io sono milanista e non entro in casa altrui. Come Lega, conto di riuscire a far approvare velocemente la legge, a firma Lega, che prevede la partecipazione dei tifosi nell’azionariato e nella gestione della società. Questa, secondo me, sarebbe una rivoluzione positiva, sia per i grandi club che per le piccole squadre», ha dichiarato Salvini, spostando il dibattito dal destino della Juventus a una riforma strutturale del calcio italiano.

Secondo il leader leghista, il coinvolgimento diretto dei tifosi rappresenterebbe una svolta capace di restituire identità e stabilità a un sistema sportivo che, a suo giudizio, «sta perdendo colpi», sia sul piano economico sia su quello della credibilità.

“Elkann faccia quello che vuole”, l’affondo politico di Salvini

Dopo aver chiarito la posizione sulla riforma, Salvini non risparmia un attacco diretto alla famiglia Elkann. «Coinvolgere i tifosi direttamente, chi vuole con soldi e poi nelle scelte è qualcosa che potrebbe rivoluzionare il calcio italiano», osserva il vicepremier, prima di aggiungere una stoccata destinata a far discutere: «Elkann faccia quello che vuole. Quella famiglia di danni in Italia ne ha fatti tanti».

Parole che segnano un salto di tono e trasformano la questione Juventus in un attacco più ampio al ruolo industriale e finanziario della dinastia Agnelli-Elkann. Un giudizio netto, che va oltre il calcio e investe direttamente il rapporto tra grandi gruppi economici e sistema produttivo nazionale.

Calenda si unisce al fronte anti Elkann

Il no di Exor alla cessione della Juventus finisce così per unire, almeno sul piano delle critiche, mondi politici distanti. A rincarare la dose è Carlo Calenda, che interviene sui social con parole durissime. «Elkann ha dimostrato di non avere valori e di non tenere in nessun conto la storia della sua famiglia e aggiungo della sua Patria, avendo venduto Marelli, Comau, Iveco, La Stampa e Repubblica e avendo desertificato le fabbriche italiane», scrive Calenda, aggiungendo: «Le sue dichiarazioni valgono zero. Come ben sanno gli operai».

Lo scontro, dunque, non riguarda più soltanto il destino del club bianconero, ma si allarga al giudizio politico e industriale su una delle famiglie più influenti del capitalismo italiano. Tra riforme del calcio, tifosi azionisti e accuse di disimpegno produttivo, il caso Juventus diventa l’ennesimo terreno di confronto tra politica e grandi gruppi economici.