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Rizzo contro i leader Ue: “Ipocriti, quando gli Usa bombardavano Libia e Jugoslavia tacevano”

Marco Rizzo attacca l’Unione europea e denuncia l’uso selettivo del diritto internazionale, ricordando Jugoslavia, Libia, Afghanistan e Iraq come prove di una indignazione a comando.

“Indignazione selettiva e ipocrisia stomachevole”

Un affondo diretto, senza filtri e senza diplomazie. Marco Rizzo, leader di Democrazia Sovrana Popolare, smonta quello che definisce il racconto ipocrita del diritto internazionale utilizzato a geometria variabile dall’Occidente e dai vertici dell’Unione europea.

Chi pensa che conti il diritto internazionale e non i rapporti di forza è un ipocrita”, afferma Rizzo, denunciando una indignazione “a comando” che si attiva solo quando ad agire sono alcuni attori geopolitici e non altri.

Una doppia morale che, secondo il leader sovranista, rende il dibattito pubblico “stomachevole”.

Jugoslavia, Libia, Afghanistan: “Dov’era allora il diritto?”

Nel suo intervento, Rizzo snocciola una lunga serie di esempi storici per dimostrare la fragilità dell’argomento giuridico evocato oggi.

Quando si bombardava la Jugoslavia dov’era l’indignazione per il diritto internazionale?”, chiede. E ancora: “Quando è stata bombardata la Libia e ucciso Gheddafi dov’era il diritto internazionale?”.

Il ragionamento prosegue con Afghanistan e Iraq, interventi militari che hanno segnato profondamente l’assetto globale senza, secondo Rizzo, sollevare le stesse reazioni morali che oggi vengono invocate in altri contesti.

Anche la questione del Kosovo viene richiamata come simbolo di una sovranità piegata ai rapporti di forza: “Quando un pezzo di Kosovo è stato staccato dalla Serbia dov’era il diritto internazionale?”.

Per Rizzo, la conclusione è netta: “La storia è sempre stata fatta dai rapporti di forza”, non dalle dichiarazioni di principio.

“Servono governi che difendano i popoli, non i dogmi di Bruxelles”

L’attacco si sposta infine sull’Unione Europea e sulla sua classe dirigente. Secondo Rizzo, la vera discriminante non è il richiamo formale alle regole internazionali, ma la capacità dei governi di rappresentare concretamente i propri cittadini.

Ci vogliono governanti che si occupino dei loro popoli e sappiano rappresentarli”, afferma, accusando i leader europei di non agire nell’interesse delle popolazioni che dovrebbero tutelare.

Nel suo schema, il diritto internazionale diventa così uno strumento politico usato in modo selettivo, mentre ciò che conta davvero è la sovranità e la difesa degli interessi nazionali.

Un messaggio che si inserisce in una critica più ampia all’assetto attuale dell’Unione e al suo ruolo nello scacchiere globale.