“Mi trattano come un Casalese”: De Raho contro FdI, scontro in comissione antimafia senza precedenti
Scontro durissimo sul caso dossieraggi: la Commissione Antimafia accusa, l’ex procuratore antimafia respinge tutto e attacca, FdI replica parlando di responsabilità e mancanza di rispetto istituzionale.
È ormai un conflitto aperto quello tra Federico Cafiero De Raho e Fratelli d’Italia. La miccia è la relazione presentata dalla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, sullo scandalo dei dossieraggi, un documento che punta il dito contro l’attuale deputato del Movimento 5 Stelle, accusandolo di essere a conoscenza degli accessi illeciti alle banche dati effettuati dal finanziere Striano quando De Raho era alla guida della Direzione nazionale antimafia.
La replica di De Raho: “Macchinazione politica, io estraneo ai dossieraggi”
Intervistato, De Raho respinge ogni addebito e parla apertamente di “vendetta politica” e di una “macchinazione gravissima, indegna di una democrazia”. Secondo l’ex procuratore, si starebbe tentando di attribuire al vertice della Superprocura responsabilità che non gli competono, collegando in modo diretto e forzato gli accessi abusivi di Striano alla sua figura.
De Raho rivendica di non aver mai conosciuto Striano né di aver avuto rapporti diretti con lui, sostenendo che la documentazione arrivava sulla sua scrivania attraverso i canali istituzionali competenti. Aggiunge inoltre che molti degli accessi contestati, compresi quelli relativi a esponenti della maggioranza e al ministro Guido Crosetto, sarebbero avvenuti quando lui aveva già lasciato l’incarico. Da qui l’accusa più dura: nella relazione, a suo dire, ci sarebbero “falsità” e ricostruzioni scorrette.
La frase che incendia lo scontro: “Come i Casalesi”
Il punto di rottura arriva quando De Raho paragona l’attacco politico subito oggi ai tentativi della camorra di eliminarlo in passato. Ricorda di essere stato nel mirino del clan dei Casalesi, che avrebbe inviato più volte killer per ucciderlo, e afferma che allora non ci riuscirono, così come non ci riuscirà oggi chi prova ad abbatterlo politicamente. Una dichiarazione che provoca l’immediata reazione di Fratelli d’Italia, giudicata oltre ogni limite.
FdI all’attacco: “Mancanza di rispetto per le istituzioni”
Durissima la replica degli esponenti meloniani. Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera, parla di dichiarazioni “gravissime”, sostenendo che De Raho dovrebbe piuttosto chiedere scusa per le inefficienze e i vuoti di vigilanza del sistema di controlli durante il periodo in cui era responsabile della struttura antimafia. Vuoti che, secondo la relazione, avrebbero consentito la fuga di dati e i dossieraggi contestati.
Ancora più netta la posizione di Salvo Sallemi, che definisce le parole di De Raho “inaccettabili” e indice di cattiva fede. Per FdI, non si tratta di accuse politiche ma di un dato oggettivo: l’esistenza di una debolezza sistemica nei controlli dell’ufficio che De Raho dirigeva.
Una frattura che segna la Commissione Antimafia
Lo scontro lascia una Commissione Antimafia attraversata da tensioni profonde e da accuse reciproche pesantissime. Da un lato, De Raho che parla di persecuzione politica e rifiuta ogni addebito; dall’altro, Fratelli d’Italia che rivendica il lavoro della Commissione e della presidente Colosimo come un’operazione di verità su una vicenda rimasta troppo a lungo nell’ombra. Una battaglia destinata a proseguire, con implicazioni politiche e istituzionali che vanno ben oltre il singolo caso.
