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Iran, “tradimento” al Senato: Conte si sfila, il Pd tace: Calenda, “Schlein? Una sciagura”

L’astensione di Conte sulla mozione contro il regime iraniano scatena accuse, imbarazzi e uno scontro frontale nel centrosinistra, tra silenzi e veleni incrociati.

La spaccatura era nell’aria, ma l’astensione del Movimento 5 Stelle sulla mozione di condanna del regime iraniano al Senato ha trasformato le tensioni del campo largo in uno scontro aperto, con accuse di tradimento, figuracce internazionali e nervi scoperti. Giuseppe Conte rivendica la scelta, mentre Elly Schlein resta in silenzio, alimentando ulteriormente l’imbarazzo interno al Partito Democratico.

Il Pd imbarazzato e l’astensione che spacca il fronte

A metterci la faccia, con evidente disagio, è Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri a Palazzo Madama, che ammette senza giri di parole l’occasione persa. L’astensione dei 5 Stelle, arrivata all’ultimo momento, ha fatto saltare la risposta unitaria che maggioranza e opposizione avevano costruito per condannare senza ambiguità il regime degli ayatollah.
Secondo Alfieri, “non era il terreno giusto per imporre distinguo”, perché la gravità dei massacri in corso richiedeva una posizione compatta. Un’ammissione che certifica la frattura politica e la difficoltà del Pd nel tenere insieme un’alleanza sempre più eterogenea, soprattutto sui dossier di politica estera.

Conte rivendica, Schlein tace

La scelta del Movimento 5 Stelle viene difesa apertamente da Giuseppe Conte, che parla di coerenza e distingue il sostegno ai diritti umani dalla contrarietà ad azioni militari unilaterali. Una linea che però, agli occhi di molti alleati, suona come un passo indietro proprio nel momento in cui il Parlamento tentava di dare un segnale forte e condiviso contro la repressione in Iran.
Il silenzio di Elly Schlein pesa più di qualsiasi dichiarazione. La segretaria dem evita di esporsi, lasciando che siano altri dirigenti a gestire la tempesta. Una scelta che viene letta come incapacità, o mancanza di volontà, di dettare una linea chiara al campo progressista.

Calenda all’attacco: “Una sinistra da collettivo studentesco”

A trasformare la crisi in un regolamento di conti è Carlo Calenda, che attacca frontalmente l’intero schieramento. Per il leader di Azione, la sinistra appare “una sciagura”, incapace di parlare con una sola voce e sempre più simile a un collettivo ideologico che strizza l’occhio a posizioni anti-occidentali.
Calenda accusa il Pd di essersi appiattito sulle posizioni di Conte e definisce Schlein “la vice” dell’ex premier, escludendo qualsiasi ipotesi di alleanza futura. L’annuncio di una convention riformista alternativa segna di fatto un ulteriore strappo e certifica la crisi profonda di un campo largo che fatica persino a condannare all’unisono una dittatura.