Feltri: “Se sei straniero diventi vittima, se sei italiano sei colpevole”
Vittorio Feltri denuncia l’uso del “disagio mentale” come scusa preventiva, la rimozione della responsabilità penale e una società che giustifica il carnefice e dimentica la vittima.
Feltri, “Dal crimine al contesto: così si cancella la responsabilità”
Secondo Vittorio Feltri, in Italia si è ormai affermato un meccanismo perverso: il crimine viene spostato sullo sfondo e al centro finisce il criminale, circondato da attenuanti sociologiche. “Il disagio mentale”, osserva, è diventato una sorta di lasciapassare morale, una coperta pronta all’uso per proteggere e giustificare l’autore del reato.
Feltri sottolinea come questa narrazione scatti con particolare rapidità quando l’autore del delitto è straniero o migrante: “Se delinqui e hai un cognome italiano sei un bastardo lucido. Se hai un’altra origine diventi subito un poveretto fragile, segnato dai traumi”. In questo modo, avverte, si trasforma la realtà in un’opinione e il sangue in una metafora, allontanando l’attenzione dal fatto concreto.
Minacce ignorate e paura taciuta
Il giornalista richiama un punto che ritiene decisivo: quando emergono minacce precedenti, intimidazioni e testimonianze di un clima di tensione, è difficile parlare di raptus improvviso. “Se un ragazzo dichiara di voler uccidere e chi gli sta intorno lo sa, qualcuno ha fatto finta di non vedere”, afferma.
Feltri individua una fragilità ancora più grave di quella attribuita all’assassino: quella del sistema. Una scuola, spiega, spesso terrorizzata dall’idea di segnalare per paura di essere accusata di discriminazione. “Si tace, poi si piange. E si piange sempre troppo tardi”, è il giudizio netto. Il silenzio, secondo Feltri, diventa così complicità involontaria.
Possesso, impunità e messaggi devastanti
Altro nodo centrale è la concezione proprietaria della donna. Frasi come “sei mia” o “sarai sempre mia”, se diventano ossessione dopo una separazione, non sono parole d’amore ma segnali di controllo. “Il passo successivo è ‘se non sei mia, non sarai di nessuno’”, osserva Feltri, definendolo l’anticamera della violenza.
Da qui l’affondo finale: “In Italia non si punisce, si giustifica”. Un sistema che cerca sempre l’alibi e sostituisce la responsabilità con la terapia manda un messaggio chiarissimo: si può farla franca. La fragilità, insiste Feltri, non è un’assoluzione preventiva. “Se uno è fragile lo si cura. Se minaccia lo si ferma. Se uccide lo si punisce”.
La sicurezza, conclude, non è un tema “di destra”, ma la prima funzione della civiltà. Continuare a minimizzare significa trasformare l’assassino in protagonista e la vittima in una nota a margine. “Così si celebra il rito italiano: prima l’alibi, poi il funerale”.
