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Salvini gela Vannacci: «Chi esce dalla Lega finisce nel nulla, buon viaggio»

A Rivisondoli Matteo Salvini lancia un messaggio durissimo a Roberto Vannacci: parole nette su poltrone, partiti personali e futuro politico dentro e fuori la Lega.

Lo scontro nella Lega e il messaggio di Salvini

Davanti a oltre mille persone riunite a Rivisondoli, il leader della Lega Matteo Salvini sceglie toni diretti e senza filtri per affrontare le voci sempre più insistenti su una possibile uscita dal partito del generale Roberto Vannacci, vicesegretario ed eurodeputato leghista.
Senza mai citarlo esplicitamente, Salvini pronuncia frasi che appaiono come un addio politico: «C’è chi pensa solo alla poltrona. Sciocco chi esce dalla Lega: finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio: senza rancore e col sorriso».
Parole che arrivano mentre si moltiplicano le indiscrezioni su una possibile fondazione di un nuovo soggetto politico riconducibile allo stesso Vannacci, ipotesi che avrebbe incrinato definitivamente i rapporti interni al partito.

«La Lega non ha bisogno di pesi improduttivi»

Nel suo intervento conclusivo, Salvini utilizza una metafora destinata a lasciare il segno: «Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi».
Il vicepremier aggiunge poi un riferimento diretto al tema del seggio parlamentare: «Qualcuno ritiene che il suo seggio sia più garantito da altre parti: vai. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla».
Un passaggio che viene interpretato come un avvertimento politico chiaro, non solo al diretto interessato, ma anche a chiunque stia valutando percorsi alternativi fuori dal perimetro del partito. Salvini ribadisce così l’idea di una Lega compatta, che non intende inseguire personalismi né costruzioni politiche individuali.

Salvini: «La forza della Lega è il popolo»

Nel prosieguo del discorso, il leader leghista insiste sull’identità del movimento: «La Lega è famiglia, non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama Capitano. Ci sono capitani, generali, colonnelli e marescialli. La forza della Lega è la truppa, è il popolo, non il capitano».
Un’affermazione che sembra ridimensionare qualsiasi gerarchia personale, ribadendo che il consenso nasce dalla base e dalle idee. Salvini sottolinea: «È perché ci siete voi e le idee, perché quelle non le ammazzi».
Nel finale, il segretario della Lega allarga il discorso anche alla politica internazionale, prendendo di mira il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Dopo tutti i soldi, gli sforzi e gli aiuti ha pure il coraggio di lamentarsi. Amico mio: stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini e credibilità. Firma l’accordo di pace il prima possibile. Devi scegliere tra sconfitta e disfatta».
Un intervento che, tra politica interna e scenari internazionali, segna una presa di posizione netta e senza mediazioni.