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Allarme Nipah in India, Bassetti: “Nessun vaccino virus ad altissimo rischio, mortalità fino al 75%”

Il virus Nipah riaccende l’allerta in India: cinque casi confermati nel Bengala Occidentale, cluster ospedaliero, operatori sanitari contagiati e quarantene attivate dopo il decesso del caso indice.

Virus Nipah, focolaio ospedaliero nel Bengala Occidentale

Il virus Nipah torna a preoccupare l’India. Al 23 gennaio 2026, nel Bengala Occidentale sono stati confermati cinque casi positivi, tutti riconducibili a un cluster ospedaliero.

Il focolaio è emerso in un ospedale privato di Barasat, area urbana situata nei pressi di Calcutta, e riguarda esclusivamente operatori sanitari entrati in contatto diretto con un paziente successivamente deceduto.

Il cosiddetto caso indice è un uomo morto prima che fossero disponibili i risultati dei test di laboratorio.

L’esposizione avvenuta in ambito clinico ha portato al contagio di medici e infermieri, confermando ancora una volta l’elevata trasmissibilità del patogeno in contesti sanitari non adeguatamente protetti.

Le autorità locali hanno immediatamente attivato i protocolli di emergenza, avviando il tracciamento dei contatti e rafforzando le misure di contenimento.

Contagi, quarantene e condizioni dei pazienti

Sono circa 200 i contatti identificati dalle autorità sanitarie. Di questi, un centinaio è stato posto in quarantena preventiva per 21 giorni, periodo ritenuto necessario in base all’incubazione del virus. Al momento, tutte le persone monitorate risultano negative e asintomatiche.

Due pazienti, un’infermiera e un altro operatore sanitario, sono stati trasferiti presso l’ospedale specializzato in malattie infettive di Beleghata, a Calcutta, dove sono ricoverati in terapia intensiva. Le condizioni dell’infermiera mostrano segnali di miglioramento, mentre l’altro paziente versa in condizioni giudicate estremamente critiche.

Il periodo di incubazione del virus Nipah varia generalmente tra 4 e 14 giorni, ma in casi rari può estendersi fino a 45 giorni. I sintomi iniziali includono febbre, dolori muscolari, cefalea, brividi e disturbi gastrointestinali, rendendo la diagnosi precoce complessa nelle prime fasi.

Origine del virus e il commento di Matteo Bassetti

Nei quadri clinici più gravi, l’infezione da virus Nipah può evolvere rapidamente in encefalite, convulsioni, insufficienza respiratoria e coma.

Il patogeno è trasmesso principalmente dai pipistrelli della frutta, che rappresentano il serbatoio naturale, con possibile passaggio all’uomo tramite animali intermedi come i maiali o attraverso alimenti contaminati, tra cui il succo di palma dattero crudo.

È documentata anche la trasmissione da uomo a uomo, soprattutto in ambito ospedaliero.

Identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia e Singapore, il virus ha causato focolai ricorrenti in India, in particolare nello Kerala, oltre che in Bangladesh e Filippine.

Sull’episodio è intervenuto Matteo Bassetti, che ha sottolineato come l’India «si stia muovendo rapidamente per contenere un’epidemia di virus Nipah nello stato orientale del Bengala Occidentale, dopo la conferma di cinque casi, tra cui medici e infermieri infettati».

Ha aggiunto: «Sono state adottate tempestivamente misure locali di quarantena e sorveglianza, ma si teme una rapida diffusione».

Bassetti ha ribadito che «non esiste vaccino né cura ed è considerato un agente patogeno ad alto rischio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità», evidenziando come il tasso di mortalità possa oscillare tra il 40% e il 75% a seconda del ceppo e del contesto epidemico.