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Ospedale Manzoni di Lecco otto anni fa: “Deve essere operato entro due mesi”, ma la chiamata non è ancora arrivata

A Lecco un uomo di 76 anni attende dal 2018 un’operazione per ernia ombelicale prescritta entro 60 giorni. Sono passati quasi 2.900 giorni senza intervento.

Ernia ombelicale con priorità B: un intervento mai programmato

La vicenda inizia nel 2018, quando un uomo di 76 anni residente a Lecco si sottopone a una visita specialistica all’ospedale Manzoni. Dopo gli accertamenti clinici, il medico stabilisce la necessità di un intervento chirurgico per la rimozione di un’ernia ombelicale. La prescrizione è chiara: l’operazione viene classificata con priorità B, una categoria che, secondo le regole sanitarie, impone l’esecuzione dell’intervento entro e non oltre 60 giorni. Il paziente viene regolarmente inserito in lista d’attesa, confidando nei tempi indicati. Tuttavia, nonostante le scadenze previste e i ripetuti solleciti, l’intervento non viene mai calendarizzato. I mesi scorrono senza che dall’azienda sanitaria arrivino convocazioni o indicazioni operative, mentre la condizione clinica resta irrisolta.

Dal pronto soccorso a una nuova lista d’attesa

Dopo cinque anni di attesa, nel 2023, la situazione precipita. Il settantenne si presenta al pronto soccorso per un episodio di occlusione, collegato alla patologia già diagnosticata. Anche in questa occasione viene dimesso dallo stesso ospedale Manzoni di Lecco con la conferma della diagnosi di ernia ombelicale. Nonostante il peggioramento del quadro clinico, non segue alcuna programmazione chirurgica. Passano altri due anni e nell’agosto 2025 l’uomo viene contattato dall’Azienda sanitaria per una nuova visita specialistica, fissata per il mese successivo. Il medico rileva un aggravamento della patologia, parlando di ernia ombelicale complicata da ostruzione, e inserisce nuovamente il paziente in lista d’attesa, ancora una volta con classe di priorità B. Anche questo secondo inserimento, però, resta senza esito concreto, con l’intervento che continua a non essere fissato.

La denuncia dello Sportello salute di Lecco

Nei giorni scorsi, esasperato dall’assenza di risposte, il 76enne si è rivolto allo Sportello salute di Lecco, che ha presentato un ricorso formale agli uffici competenti della Asst. Secondo i dati ricostruiti, dal primo inserimento in lista d’attesa sono trascorsi 2.884 giorni. Un tempo che supera di gran lunga i limiti previsti per una prestazione classificata come prioritaria. Lo Sportello salute parla di un caso emblematico: “Il caso del signor M.G. non è isolato ma un sintomo di una profonda crisi strutturale del Sistema sanitario nazionale e lombardo, è la dimostrazione di un fallimento del governo delle criticità sanitarie”. Nella denuncia vengono chiamati in causa anche i livelli istituzionali. A livello regionale viene citato l’assessore Guido Bertolaso e la gestione sanitaria della Lombardia, accusata di produrre atti di programmazione che non trovano riscontro nella realtà quotidiana dei pazienti. A livello nazionale viene indicato il ministro della Salute Orazio Schillaci, con riferimento a una crisi ritenuta ormai strutturale. “Carenza di personale, liste d’attesa fuori controllo, cittadini spinti verso il privato: tutto questo non è più un’emergenza temporanea, è diventata la normalità. Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, non può essere svuotato nei fatti mentre si continua a parlare di eccellenze sulla carta”.