Usa, sparatorie ICE, la Salis attacca Meloni: “Silenzio inquietante davanti alla violenza”
Durante diMartedì, la Salis commenta l’escalation di violenza a Minneapolis, critica le operazioni ICE e accusa Meloni di subalternità a Trump sui diritti civili.
La Salis e le immagini da Minneapolis
Nel corso dell’ultima puntata di diMartedì, la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha espresso parole durissime sull’escalation di violenza registrata a Minneapolis, nello Stato del Minnesota, durante operazioni di contrasto all’immigrazione condotte da Immigration and Customs Enforcement e da altri agenti federali statunitensi.
La Salis ha definito “mettere i brividi” le immagini che arrivano dagli Stati Uniti, dove nel corso di interventi legati al controllo dell’immigrazione sono stati uccisi almeno due cittadini americani.
La morte dell’infermiere Alex Pretti, 37 anni, e quella di Renée Good hanno innescato proteste di massa, marce e scontri tra manifestanti e forze federali, trasformando la città in uno dei principali focolai di tensione del Paese.
L’accusa alla premier e il rapporto con Trump
Nel suo intervento televisivo, la Salis ha criticato apertamente l’assenza di una presa di posizione pubblica da parte della premier Giorgia Meloni, sostenendo di non esserne sorpresa.
Secondo la sindaca, la presidente del Consiglio apparirebbe “subalterna” al presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella gestione di crisi internazionali di particolare delicatezza.
“Era difficile restare in silenzio di fronte a una dinamica così drammatica e controversa sul piano internazionale e dei diritti civili”, ha affermato la Salis, ribadendo che la politica estera italiana non dovrebbe ignorare eventi che coinvolgono l’uso della forza e la tutela dei diritti umani, anche quando avvengono oltre i confini nazionali.
Operazione federale e tensione internazionale
Le parole della Salis si inseriscono in un contesto segnato da una forte escalation a Minneapolis, divenuta epicentro delle proteste contro l’operazione federale “Metro Surge”, che ha visto il dispiegamento di migliaia di agenti ICE e pattuglie di frontiera.
L’operazione ha generato uno scontro politico e istituzionale tra autorità statali e governo federale, oltre a una serie di inchieste giudiziarie.
Negli Stati Uniti, le azioni degli agenti federali sono ora sotto esame sia della magistratura sia dell’opinione pubblica: le indagini sulle sparatorie sono seguite anche dall’FBI e dal Dipartimento della Sicurezza Interna.
L’escalation ha alimentato proteste diffuse e critiche da parte di leader locali e nazionali, mentre in Italia e in Europa si apre un confronto politico su come reagire a crisi che coinvolgono diritti civili e diritti umani a livello internazionale.