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Rogoredo, Schlein sotto accusa: “Si difende il criminale e si lascia solo il poliziotto”

Il caso Rogoredo riaccende lo scontro politico: la sinistra chiede indagini sull’agente, mentre emergono i precedenti di Abderrahim Mansouri e i dati sulla sicurezza rivendicati dal Viminale.

Rogoredo e i precedenti di Abderrahim Mansouri

Eppure la vita criminale di Abderrahim Mansouri era nota e i suoi precedenti parlano da soli. Spaccio, rapina, resistenza, lesioni, ricettazione: un curriculum che, in un decennio, aveva costruito un profilo di pericolosità ben conosciuto dalle forze dell’ordine.

Nel 2016, lo stesso soggetto, dopo essere stato fermato, aveva colpito con pugni e calci un finanziere, causandogli dodici giorni di prognosi, tentando anche di sfilargli la pistola.

Elementi che oggi tornano al centro del dibattito, mentre una parte della sinistra continua a mettere in discussione la reazione dell’agente che si è trovato con un’arma puntata in faccia.

Secondo quanto ricostruito, Abderrahim Mansouri, 28 anni, non era una figura marginale nello spaccio meneghino, ma un ingranaggio rilevante del sistema, con l’ipotesi che la sera della tragedia fosse presente a Rogoredo per rifornire uno dei principali snodi dell’eroina.

Elly Schlein e la linea del Pd sull’indagine

Nel mirino finisce Elly Schlein, accusata di aver di fatto scaricato l’agente indagato.

Alla conferenza di Montecitorio, la segretaria del Pd ha dichiarato senza esitazioni: “Mi auguro prima di tutto che la magistratura faccia il suo lavoro”.

Una posizione che, secondo i critici, conferma un approccio giudicato “giustizialista”, utilizzando una tragedia per rilanciare il tema del referendum, pur senza che i cittadini siano chiamati a decidere sull’armamento delle forze dell’ordine.

Elly Schlein ha parlato della necessità di giudici “indipendenti” per verificare un eventuale “eccesso di uso della forza”.

Una linea ribadita anche dalla responsabile giustizia Pd Debora Serracchiani, secondo cui la priorità “è che si apra un’indagine” su chi ha sparato, accompagnando la critica al governo per presunte carenze di risorse destinate alla sicurezza.

Sala, Piantedosi e i numeri sulla sicurezza

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha affermato di non sentirsi “tutelato” dal Viminale, arrivando a ironizzare: “Io ho assunto i vigili, lui?”.

Una posizione smentita dai numeri e anche dalle parole del collega Roberto Gualtieri, che poche ore prima aveva parlato di “gestione della sicurezza eccellente”.

I dati mostrano un cambio di passo: nel 2020, durante il governo Conte, le immissioni nelle forze dell’ordine furono 3.854, mentre nel 2023 hanno superato quota 13 mila, restando oltre le 10 mila anche nel 2024 e nel 2025.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato: “L’andamento dei delitti in Italia è in calo (-3,5%), in particolare diminuiscono quelli più gravi, come gli omicidi (-15%)”.

E ha aggiunto che è in corso “la più rilevante campagna di assunzioni degli ultimi 30 anni”, con turnover coperto al 100%. Per Matteo Piantedosi, le polemiche sono “infondate e ingiustificate”, soprattutto se sollevate da chi, quando era al governo, registrava più reati e meno assunzioni nelle forze dell’ordine.