Feltri e le anziane morte sole, “Non è fatalità, è una colpa collettiva”
A Udine due donne anziane trovate morte in casa dopo settimane e mesi. Vittorio Feltri parla di fallimento sociale, indifferenza diffusa e solitudine diventata normalità.
Udine e le morti invisibili che non fanno rumore
Le notizie che più dovrebbero inquietare sono spesso quelle che passano quasi inosservate. A Udine, due donne anziane sono state trovate morte nelle rispettive abitazioni, scoperte a distanza di settimane, in un caso addirittura di mesi. Nessun omicidio, nessuna violenza, nessun colpevole penale. Solo porte chiuse e silenzio.
È su questo punto che insiste Vittorio Feltri: non si è trattato di una fatalità, ma di un abbandono. Donne che non sono morte per mano di qualcuno, ma per l’assenza di tutti. Nessuno che abbia bussato, chiamato, chiesto spiegazioni. Nessuno che si sia accorto che quelle vite stavano lentamente uscendo dal campo visivo collettivo.
Morire così, sottolinea Feltri, non è un incidente della sorte. È il segno di una società che ha smesso di guardare attorno a sé, troppo occupata a parlare, commentare, correre, senza più accorgersi di chi scompare accanto.
La solitudine che diventa sistema
Il fenomeno non è nuovo. In Giappone esiste da anni una parola per indicarlo: kodokushi, la morte solitaria. Persone trovate senza vita nelle loro case dopo lunghi periodi, quando restano solo oggetti e tracce di un’esistenza passata. Per molto tempo lo si è considerato un problema lontano, legato a modelli sociali estremi.
E invece, osserva Feltri, è già realtà anche in Italia. Ogni anno aumentano i casi di persone morte in casa scoperte troppo tardi. E non si tratta soltanto di individui senza legami o parenti. Uno degli elementi più inquietanti del caso di Udine è che una delle due donne aveva dei familiari.
La domanda, inevitabile, è brutale: possibile che a Natale nessuno abbia chiamato? A Capodanno nessuno abbia chiesto dove fosse finita? Nessun messaggio, nessuna visita, nessun dubbio. Qui, per Feltri, il problema supera la sfera privata e investe un’intera organizzazione sociale che ha normalizzato l’assenza di responsabilità reciproca.
Una società che vede solo chi fa rumore
Udine, come molte città italiane, è composta in larga parte da persone che vivono da sole. Quasi la metà delle abitazioni è occupata da single, una percentuale che in realtà come Milano è già stata superata. Un cambiamento profondo, che non produce solo effetti economici, ma soprattutto umani.
Vivere soli, ricorda Feltri, non equivale automaticamente a essere soli. Si può abitare da soli e avere relazioni, presenze, affetti. Qui il punto è un altro: l’assenza totale di una rete. Persone che escono lentamente dal radar di tutti, fino a scomparire senza lasciare traccia.
La solitudine vera non è cenare senza compagnia. È non essere più attesi da nessuno. Non essere mancati da nessuno. È l’indifferenza che si deposita sulle vite altrui come polvere, colpendo soprattutto le donne anziane, più longeve, più isolate, più invisibili.
Per Vittorio Feltri, queste storie non sono eccezioni ma segnali. Raccontano una società che riconosce valore solo a chi produce, consuma, parla. Quando si rallenta, si invecchia, si diventa silenziosi, si smette semplicemente di esistere agli occhi degli altri. Non per cattiveria, ma per disattenzione. E quando la disattenzione diventa sistemica, conclude, si trasforma in una colpa grave.
