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Giannini minimizza Askatasuna e attacca il Governo “La Meloni getta benzina sul fuoco”, bufera a Che Tempo Che Fa

Massimo Giannini condanna gli scontri di Torino ma punta il dito contro il governo: “Sempre gli stessi violenti, ma attenzione alla strumentalizzazione politica”. Polemica durissima.

Torino devastata, Giannini sposta il bersaglio: “Il vero pericolo è la strumentalizzazione”

Le violenze esplose a Torino durante il corteo legato ad Askatasuna continuano a far discutere. A innescare nuove polemiche sono state le parole di Massimo Giannini, editorialista di la Repubblica, intervenuto in televisione a Che Tempo Che Fa.
Giannini ha riconosciuto la gravità degli scontri, ma ha scelto di concentrare l’attenzione non tanto sulla violenza, quanto sulla risposta politica del governo guidato da Giorgia Meloni.

Quello che mi colpisce non è tanto quella violenza di quei cento criminali, che sono sempre gli stessi”, ha affermato, sostenendo che il fenomeno si ripeta ciclicamente soprattutto a Torino. Da qui la prima domanda: “Se sono sempre gli stessi, è possibile che non si riesca ad arrestarli, a metterli in prigione, a fargli pagare i loro conti con la giustizia?”.

Giannini ha poi riconosciuto che, questa volta, c’è stata “una condanna unanime, mai così netta da parte di tutte le forze politiche”. Ma subito dopo ha spostato il fuoco del discorso, parlando di pericoli ulteriori.

L’attacco al governo: “Meloni e il centrodestra gettano benzina sul fuoco”

Secondo l’editorialista, il rischio principale sarebbe la “strumentalizzazione politica” degli scontri. “Ho sentito, soprattutto dal fronte del centrodestra, del governo e della maggioranza, qualcuno che getta ancora un po’ di benzina sul fuoco”, ha spiegato.

Nel mirino finisce direttamente Meloni, accusata di esercitare una pressione impropria sulla magistratura. Giannini ha parlato di una “piccola intimidazione” nei confronti dei giudici, riferendosi alle parole della premier che ha definito i fatti come “tentato omicidio” e ha chiesto valutazioni rigorose da parte della magistratura.

Non solo. Nel suo intervento, Giannini ha criticato anche il vicepremier Matteo Salvini, accusandolo di usare toni eccessivi: “Ho sentito Salvini dire non basta la galera, ma dopo la galera che c’è, la pena di morte, la tortura, non lo so che cosa vogliamo fare”, ha detto, in un passaggio che ha fatto discutere.

Crosetto, Fratelli d’Italia e il richiamo agli anni di piombo

Giannini ha poi citato il ministro della Difesa Guido Crosetto, colpevole – a suo dire – di aver evocato il terrorismo degli anni Settanta parlando di Brigate Rosse. E ha attaccato alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, accusati di aver sostenuto che i violenti sarebbero protetti politicamente dal centrosinistra.

Questo tipo di strumentalizzazioni, gli anni di piombo insegnano, fanno male alla democrazia, perché producono solo altra violenza”, ha avvertito Giannini. Secondo l’editorialista, il momento richiederebbe “unità e coesione”, che a suo giudizio sarebbero state messe a rischio proprio dalla reazione del governo.

Le sue parole hanno immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico. Da una parte chi vede nell’intervento di Giannini una difesa indiretta del fronte antagonista, dall’altra chi lo accusa di aver minimizzato una violenza definita dalle istituzioni come un attacco allo Stato.