Askatasuna, De Gregorio semina dubbi: “Sono sempre gli stessi, si potevano fermare prima”
Dopo le violenze di Torino e l’agente preso a martellate, Concita De Gregorio evoca la strategia della tensione e insinua responsabilità dello Stato e della politica.
La guerriglia di Torino e le domande che dividono
Le immagini arrivate da Torino hanno scosso il Paese. Un poliziotto di 29 anni accerchiato, colpito con spranghe e martelli, finito in ospedale dopo il corteo pro-Askatasuna. Scene che hanno provocato una condanna quasi unanime. Ma, mentre l’opinione pubblica reagiva con indignazione, dalla sinistra è arrivata una lettura che ha immediatamente riaperto lo scontro politico. Sulle colonne di Repubblica, Concita De Gregorio ha scelto di spostare il fuoco dalle responsabilità dei violenti a una domanda diversa: “A chi giova che un poliziotto venga aggredito?”. Un interrogativo che ha fatto discutere perché suggerisce un tornaconto politico dietro l’escalation degli scontri. Secondo la giornalista, episodi di questo tipo finirebbero per rafforzare il governo e giustificare una stretta repressiva, rievocando dinamiche già viste nel passato italiano.
“Sono sempre gli stessi”: la strategia della tensione evocata
Nel suo ragionamento, Concita De Gregorio insiste su un punto preciso: “Anche se sono stranieri, i violenti le forze dello Stato li conoscono bene: li aspettano, se li aspettano”. Da qui l’ipotesi più controversa: “Forse per evitare scontri, la prossima volta potrebbero non lasciarli passare: fermarli prima”. Parole che hanno suscitato polemiche perché pronunciate all’indomani di un’aggressione brutale a un agente. La giornalista richiama esplicitamente la “strategia della tensione”, chiarendo: “Senza scomodare la Storia grande né fare paragoni… il principio era il medesimo: alzare il livello dello scontro per giustificare la repressione”. De Gregorio sottolinea inoltre che i gruppi violenti sarebbero facilmente riconoscibili: “Sono sempre gli stessi”, noti non solo alle forze dell’ordine ma anche a settori della sinistra e dell’attivismo che partecipano ai cortei.
Sinistra, Stato e responsabilità politiche
La riflessione si spinge oltre, chiamando in causa direttamente la politica. “Fingere di no, ignorarli, lasciarli passare: a chi conviene?”, scrive Concita De Gregorio, sostenendo che la connivenza o l’ambiguità di una parte della sinistra finirebbe per fare “lo stesso gioco della destra”. La conclusione è un avvertimento: difendere l’indifendibile e minimizzare la violenza non danneggerebbe solo l’opposizione, ma l’intero Paese. “Il tornaconto del governo è chiaro, quello degli antagonisti molto meno”, afferma, paventando il rischio che l’aumento della tensione venga usato per introdurre nuove norme repressive. Una lettura che, nel pieno delle polemiche su Askatasuna e sugli scontri di Torino, ha acceso un nuovo fronte di scontro, dividendo ulteriormente un dibattito già esplosivo.