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Scontri di Torino, Travaglio diventa garantista per colpire Meloni: “Vuole una polizia stile Ice”

Il direttore del Fatto Quotidiano cambia registro dopo gli scontri di Torino. Difende il presunto aggressore di un poliziotto e accusa il governo di voler piegare magistratura e forze dell’ordine.

Il caso Torino e il garantismo a sorpresa

Garantista Marco Travaglio. Chi l’avrebbe mai detto. Eppure è bastato un ragazzo di 22 anni, accusato di aver preso a martellate un poliziotto durante la manifestazione pro Askatasuna a Torino, per assistere a una svolta narrativa inattesa. Il giovane, già ai domiciliari, diventa il perno dell’ultimo editoriale del direttore del Fatto Quotidiano, che coglie l’occasione per sferrare un nuovo attacco al governo guidato da Giorgia Meloni.
Secondo Marco Travaglio, l’esecutivo starebbe usando l’episodio per spingere verso un modello di sicurezza “all’americana”, trasformando le forze dell’ordine italiane in una sorta di Ice statunitense, la polizia federale evocata come simbolo di repressione e violenza sotto l’amministrazione Donald Trump.

L’attacco diretto al governo Meloni

Nel suo editoriale, Travaglio insiste su un punto: più il governo afferma di voler rafforzare l’indipendenza della magistratura, più — a suo dire — dimostrerebbe l’intenzione opposta. “Più il governo prova a convincerci di non voler ridurre, ma aumentare l’indipendenza dei magistrati, più dimostra di volerli ai suoi ordini”, scrive.
Il direttore prende di mira anche la visita di Meloni al poliziotto ferito, accusandola di aver suggerito implicitamente alla Procura la qualificazione del reato come tentato omicidio. “Possibile — ammette Travaglio — ma può pure essere lesioni personali a pubblico ufficiale”, ricordando che pm e gip hanno optato per questa seconda ipotesi, almeno in via provvisoria. Da qui il richiamo alla catena giudiziaria: Riesame, Cassazione, gup e giudici di merito. Un modo per ribadire che “premier e governo non sono ancora previsti” nel percorso che porta a una sentenza definitiva.

Il doppio standard e i casi Forti e Garlasco

Il cambio di passo di Travaglio non passa inosservato. Abituato a toni durissimi contro scarcerazioni e misure attenuate, oggi il direttore appare insolitamente prudente. La spiegazione, secondo i critici, sta nella polemica politica. Travaglio collega infatti il caso Torino a un’accusa più ampia: il governo starebbe preparando “un altro pastrocchio” per garantire scudi penali alle forze dell’ordine e introdurre fermi preventivi, sottraendo potere ai giudici.
A sostegno della sua tesi richiama due vicende simboliche. La prima è quella di Chico Forti, estradato dagli Stati Uniti: Travaglio critica l’accoglienza riservata dal governo, definendola eccessiva per un condannato per omicidio volontario. La seconda è il delitto di Garlasco, con l’omicidio di Chiara Poggi, citato per contestare le parole del ministro Carlo Nordio, che aveva parlato della difficoltà di ricostruire la verità giudiziaria a distanza di decenni.