Referendum e Colle, Tommaso Cerno affondo contro il Pd: “Governa anche quando perde”
Tommaso Cerno accusa la sinistra di ostacolare il voto popolare sulla giustizia, parla di cavilli e burocrazia usata come arma politica e prevede un effetto boomerang sul referendum.
“Specialità sabotaggio della democrazia”: l’affondo di Tommaso Cerno
Per Tommaso Cerno, non servono metafore complesse per descrivere ciò che sta accadendo nel dibattito politico italiano.
Se alle Olimpiadi, ironizza, esistesse una disciplina dedicata al sabotaggio della democrazia, la sinistra avrebbe già un medagliere pieno di ori, argenti e bronzi.
Secondo Cerno, ogni volta che la parola finale dovrebbe spettare agli italiani, il meccanismo si inceppa sempre nello stesso punto, quello del Nazareno, diventato il simbolo di una politica che rifugge il verdetto popolare.
Le elezioni, nel suo ragionamento, non sono mai state centrali per il Partito Democratico, che dalla nascita avrebbe governato più spesso dopo aver perso che dopo aver vinto.
Un’accusa diretta, che mette in discussione non singole scelte, ma un intero modo di intendere il rapporto tra potere e consenso.
Giustizia, riforme e l’ammuina sui referendum
Il cuore della polemica riguarda la riforma della giustizia e la separazione delle carriere.
Cerno ricorda come, per trent’anni, autorevoli esponenti della sinistra abbiano sostenuto quelle stesse riforme che oggi vengono osteggiate.
Da Massimo D’Alema a Claudio Martelli, fino a Claudio Petruccioli, le posizioni espresse in passato andavano tutte nella direzione di un adeguamento dell’ordinamento alla riforma Vassalli, figura che Cerno ricorda come medaglia della Resistenza, non certo un estremista.
Il problema, secondo il giornalista, nasce dal fatto che oggi a proporre quella riforma è un governo sgradito alla sinistra.
Da qui l’ammuina, le obiezioni procedurali, il ricorso continuo ai cavilli, trasformati nella vera specialità di casa.
Una burocrazia brandita come arma politica, “pronunciata alla sovietica”, che porta alla nascita di nuovi quesiti e rimanda ancora una volta la decisione.
Il ruolo del Colle e l’effetto boomerang sul voto
In questo scenario entra in gioco anche il Quirinale, chiamato a valutare questioni sempre più tecniche e controverse.
Secondo Cerno, Sergio Mattarella rischia di trovarsi nella posizione scomoda di dover spiegare agli italiani che neppure trent’anni sono sufficienti per modificare una legge seguendo le regole costituzionali.
Il paradosso, denuncia il giornalista, è che per cambiare la Costituzione non sembrano valere le norme dell’ordinamento, ma quelle dettate dalla sinistra.
Una strategia che, a suo giudizio, produrrà l’effetto opposto a quello desiderato: tirare la palla in tribuna, ostacolare il percorso referendario e complicare le procedure finirà per spingere più cittadini a votare “sì” di quanto farebbero mille comitati.
Anche se, conclude amaramente, di tutte queste manovre gli italiani appaiono sempre più stanchi.
